Il mare mediterraneo, un mare sino ad oggi miracolato

Il Mediterraneo vede transitare una parte consistente del traffico mondiale di idrocarburi. Vanno quindi adottate reali misure preventive per evitare i disastri che gi

Il bacino del Mediterraneo è quello di un mare quasi chiuso,
dove il ricambio totale delle acque impiega circa 100 anni per
completarsi. Per questo qualsiasi forma di inquinamento del mare
può rivelarsi particolarmente grave e soprattutto
persistente, molto più che nei grandi oceani aperti. Eppure
proprio il “piccolo” Mediterraneo, che costituisce solo lo 0,8%
delle acque marine del pianeta, è solcato ogni giorno da 250
petroliere per un traffico annuale che vede transitare circa il 25%
degli idrocarburi del mondo. E infatti tra perdite, risciacqui di
cisterne in alto mare e piccoli incidenti nel “Mare nostrum” si
calcola vengano versati ogni anno circa 600 mila tonnellate di
greggio.

Eppure nonostante l’intensità di questo traffico il
Mediterraneo ha conosciuto un numero tutto sommato limitato di
incidenti legati al petrolio, il più grave dei quali
è stato proprio l’affondamento della Haven in acque
italiane. Tuttavia i rischi sono sempre più elevati ed
alcune aree particolarmente sensibili, come l’alto Adriatico o lo
stretto di Bonifacio tra Corsica e Sardegna, sono tuttora
attraversati dalle petroliere. Vanno quindi attuate con decisioni
tutte le possibili misure preventive, come da tempo chiedono
soprattutto associazioni quali WWF e Greenpeace.

Quali Soluzioni? Stop al lavaggio delle cisterne in mare: il
Mediterraneo deve avere lo status di Area Speciale (Allegato I
della Convenzione Marpol) che prevede il divieto degli
“inquinamenti operazionali” (risciacquo in mare delle cisterne e
scarico delle acque di zavorra) e la repressione degli inquinamenti
volontari. Stop al traffico nelle Bocche di Bonifacio: vanno
applicati accordi internazionali già ratificati (es. tra
Italia e Francia) per vietare il traffico di sostanze pericolose
attraverso lo stretto sardo-corso. Stop al rischio tempesta: la
Port Authority (in Italia sono le Capitanerie di porto) deve
impedire o comunque scoraggiare, anche ai sensi della Direttiva CEE
59/2002, che le navi che trasportano sostanze pericolose possano
uscire dai porti durante situazioni meteomarine particolarmente
avverse.

Articoli correlati