Il nostro pianeta? E’ pi

L’aria della terra avrebbe potuto essere “respirabile” gi

La scoperta, che retrodata di centinaia di milioni di anni le
ipotesi più diffuse sulla creazione di un’atmosfera ricca di
ossigeno – simile a quella attuale e dunque tale da consentire lo
sviluppo di forme di vita complesse – ha, infatti, anche
implicazioni economiche: “Importanti giacimenti di oro e altri
metalli preziosi avrebbero potuto rimanere nascosti perché
li cercavamo nel posto sbagliato”, dicono i ricercatori, “oppure
potremo averli incontrati senza renderci conto di cosa avevamo
davanti”.

La chiave della scoperta sta, infatti, nei pisoliti, particolari
formazioni rocciose di forma rotondeggiante contenenti materiale
ferroso ossidato dal contatto con l’ossigeno, e frequenti nelle
zone ricche di giacimenti auriferi come il Witwatersrand nel Sud
Africa.

“I pisoliti, che si formano ancora oggi, sono particolarmente
importanti per identificare i giacimenti minerari” spiega Neil
Philips, responsabile del progetto. Il fatto è che i
pisoliti sudafricani risalgono a oltre 2,7 milioni circa di anni
fa, mentre in Australia sono stati trovati altri composti – questa
volta a base di zolfo – con traccia di ossidazione in rocce che
risalgono fino a tre milioni e mezzo di anni fa. Il che dimostra
che all’epoca l’atmosfera della terra era già ricca di
ossigeno. Una scoperta che sembra rivoluzionare la datazione delle
prime tappe di vita della terra – oltre alle metodologie di ricerca
dei minerali, di cui i pisoliti rappresentano tracce sicure, “come
se fossero”, assicurano i ricercatori australiani, “vere e proprie
impronte digitali”.

Novità anche più eclatanti potrebbero venire dal
fatto che, secondo alcuni geologi, per la formazione di queste
strutture potrebbe essere necessario l’intervento di alcuni
organismi viventi”. Se questo fosse dimostrato, ne nascerebbero
intriganti interrogativi sulla comparsa delle prime forme di vita
sul pianeta, e sul ruolo che queste hanno avuto nella formazione
della superficie terrestre così come la conosciamo oggi.

Abigaille Barneschi

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