Il nuovo concetto di durata nel design ecologico

Fare design ecologico non vuol dire soltanto creare oggetti quasi eterni come si faceva in passato, ma trovare delle strategie per riciclare i materiali e gli oggetti stessi per crearne dei nuovi, con forme e funzioni diverse.

Il concetto del design ecologico  e della durata degli oggetti si contrappone alla filosofia “usa
e getta” del consumismo. Il consumismo mette in primo piano la
quantità degli oggetti da produrre e consumare e in secondo
piano la loro qualità. Ora, fare design ecologico non vuol
dire soltanto creare oggetti quasi eterni come si faceva in
passato, ma trovare delle strategie per riciclare i materiali e gli
oggetti stessi per crearne dei nuovi, con forme e funzioni
diverse.

Una strategia consiste nel recupero della qualità e nel
raggiungere la massima durevolezza dei manufatti. Questa
caratteristica è diventata un punto chiave del modo di
pensare ecologico ed è stata reinterpretata e applicata al
“ciclo di vita” dei prodotti. Coinvolge le fasi della
progettazione, della produzione, dell’assemblaggio, della
distribuzione, dell’uso/consumo e della dismissione. Da un ciclo di
vita “lineare”, cioè con un inizio e una fine, tipico della
società dei consumi, si torna così ad un ciclo di
vita “chiuso”, tipico dei fenomeni naturali. I prodotti vengono
progettati in modo da produrre meno rifiuti possibili e da essere
completamente riciclabili.

Per raggiungere quest’obiettivo, si cerca di progettare e costruire
oggetti con un’ unica materia prima facilmente riciclabile, oppure
con i singoli componenti facilmente separabili. Riciclando gli
scarti e facendoli tornare una nuova materia prima con le stesse
caratteristiche di quella originaria, si dà nuova vita al
materiale. Un’ altra possibilità è assemblare gli
scarti stessi in modo diverso e con componenti differenti da quelli
usati nei vecchi prodotti.

Nascono così degli oggetti “secondi” che sono spesso molto
innovativi e originali. Spesso sono molto divertenti perchè
l’oggetto di scarto, pur diventato materia prima, rimane ancora
percepibile. Questa “onestà formale” rende più
leggibile anche il messaggio ecologico. I nuovi designers del
riciclo spesso riescono a trovare negli oggetti di tutti i giorni
degli aspetti interessanti che, proposti in un nuovo contesto
formale o funzionale, emergono piacevolmente in una massa di
prodotti ormai tutti simili tra di loro. Inoltre questi “nuovi”
prodotti sono economici, in quanto viene usata una materia prima
praticamente gratuita e in più vengono risparmiati i costi
per l’eliminazione degli scarti.

La bottiglia di plastica dell’acqua, presente ogni giorno sulle
nostre tavole, è uno degli oggetti più ri-utilizzati
nel design ecologico. Paolo Ulian per esempio ne ha ricavato un
paravento, diversi vasi per fiori, delle lampade e dei simpatici
appendiabiti. Alcuni suoi colleghi, tra cui Anna Citelli, le hanno
impiegate come imbottitura di poltrone e pouf chiaramente visibili,
intrappolandone un certo numero in un involucro di plastica
trasparente. Sono per ora gli oggetti di plastica che consentono
maggiore possibilità di riutilizzo: troviamo per esempio
tubi trasparenti e tappetini per la doccia che diventano simpatiche
lampade (di Marzia Mosconi e di Paolo Ulian).
Il gruppo “Clayart” invece si ispira ai cantieri ed ai laterizi
industriali per creare oggetti di tutti i giorni, come sedute e
librerie tenute insieme con coerenza dai tondini di ferro usati in
edilizia.


Beatrice Spirandelli

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