Il Patalogo 26

Ubulibri

Raggiunge la sua ventiseiesima edizione l’annuario del teatro
redatto da Ubulibri, che come di consuetudine esce in concomitanza
con l’assegnazione dei Premi Ubu. Nelle pagine quadrate del volume
sono registrati i moti tellurici del teatro italiano e non solo.
Ogni piccola scossa è registrata fino a quelle più
rilevanti cui vengono riservate specifiche sezioni di
approfondimento. E’ così per i lavori vincitori dei Premi Ubu
cui anche quest’anno è dedicata una specifica sezione completa
di contributi critici.
Oltre ad un censimento delle produzioni (completo di estratti dalla
rassegna stampa) e dei festival come vero spazio esistenziale per
il teatro contemporaneo (questa sezione è divisa nel puntuale
percorso italiano di Leonardo Mello e nel prezoso iter straniero di
Luca Scarlini) sono le manifestazioni che a tutti gli effetti fanno
parte del mondo teatrale (convegni, mostre, libri, premi) a
meritare una sezione a parte ed utile per gli addetti ai
lavori.
La “parte monografica” di quest’anno è dedicata alla tensione
tra impegno civile e trasfigurazione fantastica che caratterizza il
nuovo teatro d’autore in Italia. Dalla rinascita dell’oralità
e del racconto teatrale, uno dei fenomeni più caratterizzanti
della scena attuale agli affreschi metaforici su preoccupanti
scenari sociali il titolo – “Scrivere e riscrivere. L’invenzione e
la memoria” – riflette perfettamente l’identità di una parte
rilevante della coscienza artistica contemporanea che scrive il
presente rileggendo il passato. Sotto la lente d’ingrandimento dei
principali critici italiani passano i lavori di Ascanio Celestini,
Davide Enia, Emma Dante, Fausto Paravidino, Paolo Rossi, Danio
Manfredini, Daniele Segre e Letizia Russo e altri autori e temi
sviluppati nel corso del 2003, dal Teatro di Guerra alla ricerca
della Tragedia.

Autore
Il Patalogo è annualmente curato dalla redazione di Ubulibri,
diretta da Franco Quadri avvalendosi dei contributi di molti tra i
prinicipali critici italiani.

…due righe
Insomma può rinascere in
tetro la tragedia, ridotta com’è ormai a un argomento di vita
quotidiana, escluso per altro da qualsiasi rapporto col mito, come
lo sarebbe la rappresentazione da un vero rapporto con la
città? Del resto è estremamente probile che non sia
aumentata la violenza nei rapporti interpersonali, ma soltanto il
libello d’informazione generale sugli eccessi che si verificano e
che un tempo erano destinati a rimanere sepolti nel
segreto
Perché andare in libreria
E’ ormai nelle pubblicazioni specialistiche che anche il normale
lettore può trovare l’unica possibilità di ridurre il
divario culturale tra sé e un’arte che continua a sviluppare
linguaggi funzionali a tradurre i codici del mondo contemporaneo
per decifrandone la crisi e i conseguenti moniti.

Gian Maria Tosatti

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