Omeopatia

Il paziente “alternativo”

Donna del nord Italia, tra i 35 e i 44 anni, con un elevato titolo di studio. E’ questo l’identikit del paziente “alternativo”.

I dati sono stati raccolti entro fine 2005 su un campione di 60
mila famiglie, in merito all’indagine ?Condizioni di salute e
ricorso ai servizi sanitari?, promossa appunto da Istat, Ministero
della Sanità e Regioni. I risultati sono stati molto
importanti: in breve dicono che sempre più italiani tendono
a ricorrere a metodi di cura alternativi (anche se negli ultimi 5
anni vi è stata una lieve decrescita).

Dalle interviste, è infatti emerso che, nel triennio
2002-2005, 7 milioni e 900 mila persone hanno fatto ricorso a
metodi di cura non convenzionali. Si tratta del 13% circa della
popolazione italiana. Una bella fetta.

Le terapie “preferite” sono
omeopatia
(diffusa tra il 7% della popolazione),
trattamenti manuali (6,4%),
fitoterapia
(3,7%), e agopuntura, scelta dall’1,8%
della popolazione.

Chi si cura con le terapie “alternative”?
Più le donne (circa 4 milioni e 700 mila) che gli uomini (3
milioni 162 mila); l’età media è compresa tra 35 e 44
anni. L’unica eccezione riguarda l’agopuntura, scelta in prevalenza
da anziani, perchè allevia il dolore.

Il titolo di studio è solitamente elevato (laurea o
diploma): dall’indagine è infatti emerso che sono dirigenti,
liberi professionisti ed impiegati le persone che maggiormente
usufruiscono di tali metodi di cura.
Si nota una differenza anche tra le regioni di appartenenza dei
pazienti: in prima fila ci sono la provincia autonoma di Bolzano,
seguita da Valle d’Aosta e Veneto, mentre Campania, Basilicata,
Calabria, Sicilia, Puglia e Molise sono i fanalini di coda.

La tendenza tra giovani e anziani è quella di far uso
esclusivo di
una sola terapia
non convenzionale; sono le fasce di
età centrali (35 ? 54 anni) a combinare i vari tipi di
trattamento.

Anche se almeno il 60% delle persone che si affidano alle
terapie non convenzionali si dice soddisfatto dell’approccio e
della cura, sono molto pochi i pazienti che vi si affidano
unicamente (perlopiù uomini del Sud); la maggior parte
(circa il 73,5%; perlopiù donne) preferisce infatti
integrare cure “alternative” a cure tradizionali
, in
particolare se affetto da patologie croniche.

E il giudizio degli italiani sulle terapie non convenzionali?

Positivo nel 48,8% dei casi
, mentre il 51,2% delle
persone ritiene che nessna delle terapie “alternative” (tra
omeopatia, fitoterapia, trattamenti manuali e agopuntura) sia
utile.

Chiara Boracchi

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