PCB: un inquinante… che induce al silenzio

L’inquinamento da PCB prodotto dalla “Caffaro”, azienda chimica attiva nell’area industriale di Brescia può essere paragonato a quello che nel ’76 subì Seveso

L’inquinamento prodotto dalla “Caffaro”, azienda chimica attiva dal 1906 al 1984 nel cuore della zona industriale di Brescia, ora dismessa, può essere paragonato a quello che nel ’76 subì Seveso. Innanzi tutto la sostanza: il pcb (Policlorobifenili), per molti versi simile alla diossina, un derivato del cloro che si annida nel terreno, nell’acqua e nel grasso delle cellule animali. Secondo il Decreto Ronchi, la sua concentrazione nel terreno non deve superare 0,001 mg per chilo di terra. Ebbene a Brescia sono state rilevate concentrazioni fino a 6000 volte superiori. Anche la sua tossicità è equivalente a quella della diossina, mentre è ancora messa in dubbio la sua “cancerosità”. Eppure la faccenda nasce da un esposto alla magistratura di due medici del lavoro, Paolo Ricci e Celestino Panizza, allarmati per l’alto tasso di tumori al fegato e alla vescica tra la popolazione di Brescia.

Tuttavia alcune differenze con Seveso le si possono rilevare. L’area bresciana colpita del PCB è molto più estesa: comprende un’area vastissima della città, 750 ettari, su cui risiedono almeno 50 mila persone e alcuni insediamenti agricoli e zootecnici. L’Asl ha trovato concentrazioni elevate di policlorobifenile nell’erba e nel fieno prodotto dalle aziende agricole della zona. Contaminazioni sono state trovate nei bovini, negli animali da cortile, nel latte, nelle uova e nelle persone.

Di gran lunga inferiori invece sono stati il clamore suscitato e lo spazio dedicato dai mass-media. È difficile spiegare il perché di questo silenzio. E forse non basta sostenere che l’area in questione rappresenta un grande affare immobiliare: 300 mila metri quadrati delle ex aree industriali ai bordi del centro storico della città per la costruzione di villini. È notizia di questi giorni il sequestro del frantoio della Ferriera Valsabbia di Odolo, dopo che i rilevamenti dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente avevano riscontrato nel terreno quantità di PCB oscillanti tra 0,013 e 0,54 milligrammi per chilo (da 13 a 540 volte superiori al limite di legge). Ma la notizia ha trovato spazio solo nelle pagine dedicate alla “provincia” di un giornale di Brescia.

 

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