Il pesce modello

Per realizzare un modernissimo sottomarino, i ricercatori dell’Università del Southern Maine si sono ispirati a un pesce particolare, detto “pesce scatola”, per via della sua forma squadrata.

Gli americani chiamano “boxfish”, ossia “pesce scatola” un curioso
animale marino, imparentato con il più noto pesce palla, e
reperibile nei mari tropicali dell’Oceano Pacifico. Prende questo
nome proprio per la sua forma rigida e squadrata che ricorda una
scatola da scarpe: una struttura insolita dovuta al fatto che le
squame che lo ricoprono sono fuse tra loro così da
impedirgli di piegarsi, ma non di muoversi con la massima
agilità.

Sono queste caratteristiche che hanno attirato l’attenzione degli
ingegneri: il risultato è un progetto di ricerca congiunto
tra la Marina americana e l’Università del Southern Maine,
con uno stanziamento di 90mila dollari in tre anni, per studiare i
movimenti del variopinto pesciolino e tradurli in un
mini-sottomarino. Si tratta di un AUV o “veicolo autonomo
sottomarino”, un veicolo automatizzato in grado di muoversi senza
la presenza dell’uomo, in grado di rimanere stabile a
profondità superiori ai 1000 metri.

“Per un veicolo creato dall’uomo, riprodurre le performance di un
pesce è un obiettivo decisamente ambizioso”, spiega Jeff
Walker, il biologo dell’Università americana incaricato del
progetto. “Gli AUV attualmente esistenti – utilizzati per
sperimentazioni scientifiche, ricerca di mine o recupero di aerei
precipitati in mare o altri relitti – non riescono ad affrontare
correnti sottomarine di velocità superiore ad un nodo (meno
di due chilometri) all’ora”.

Per carpire i segreti dell’agilissimo pesce, che riesce a girare
velocemente su se stesso semplicemente utilizzando le proprie pinne
pettorali simili a ventagli pieghevoli, i biologi hanno piazzato
una telecamera digitale sull’acquario che ospita tre esemplari –
ribattezzati King Kong, Nessie e Jaws – in modo da poterne
analizzare i movimenti al rallentatore. In seguito le tre “cavie”
marine verranno fatte nuotare in un acquario con le acque
artificialmente agitate, per capire cosa garantisca ai loro
movimenti l’agilità che gli umani sperano di copiare.

“La collaborazione tra biologi e ingegneri può sembrare
insolita, ma è destinata a dare i suoi frutti”, assicura
Walker. E probabilmente ha ragione, visto che sono stati già
realizzati due veicoli sottomarini di ispirazione ittica: un
“RoboTuna”, che deve le proprie capacità ad una coda
ispirata a quella dei tonni, e un “Robobass” le cui pinne
riproducono quelle di un branzino.

Abigaille Barneschi

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