Il pianeta è un’opera d’arte

Legno di scarto recuperato dagli atelier dei marmisti e gesso. Mauro Patrini utilizza, per i suoi quadri, materiali insoliti, poveri, di riciclo.

Lo incontriamo nello studio di via Ancona in compagnia di
Guido Galimberti, amministratore di Opera Art Advisoring. Patrini
è l’artista che la fondazione supporta più volentieri
da un paio d’anni e capiamo subito perché. Non solo ci
colpiscono immediatamente i suoi quadri, ma anche la sua
personalità, la sua sensibilità, lo sguardo attento
sul mondo e la voglia di comunicare attraverso l’arte un messaggio
positivo che riguarda un tema attuale e a noi molto caro,
l’ambiente.

Il primo elemento che ci incuriosisce è il soggetto
ricorrente delle sue opere, la città. Mauro è legato
a questo tema sin da bambino e lo ha portato avanti finché
non è passato a utilizzare il materiale di recupero per la
sua arte, ossia il legno che proviene dagli atelier dei marmisti.
“È stato un incontro fortuito. Si tratta delle assi che
vengono usate per appoggiare il marmo quando viene tagliato”, ci
spiega. Quando queste stesse assi diventano inservibili, vengono
buttate e recuperate dall’artista. “Il bello” continua Patrini
“è che faccio in un certo modo rivivere il legno, lo
riutilizzo. Da quando ero piccolo, il mio sogno è quello di
riciclare e consumare il meno possibile”.

Su alcune opere si notano delle bruciature: rappresentano il
buco nell’ozono e l’ingresso dei raggi ultravioletti che, in un
futuro più o meno immediato, possono rivelarsi dannosi per
noi e per la natura. Una sorta di denuncia dei comportamenti degli
uomini che maltrattano se stessi e l’ambiente.

La speranza nel futuro “anno 3012”, “anno 4000”. Molti dei
quadri dell’artista hanno titoli futuristici. “Si riferiscono al
processo di educazione e di evoluzione dell’essere umano. Al
momento abbiamo 29 guerre accertate sul pianeta, più quelle
di cui non si parla. Pertanto il lavoro che dovremo fare tutti, pur
piccolo, una goccia nel mare, è spingere questo pianeta
verso qualche cosa di diverso.” Ed è qui che sta il riscatto
dell’uomo, tutta la speranza e la fiducia che Patrini mette nei
suoi quadri. Il senso delle sue città, delle sue megalopoli,
è che gli esseri umani cambino atteggiamento nei confronti
di se stessi e del pianeta, che si armonizzino coi ritmi della
natura. “Se chiedi a un ragazzo di 18-20 anni quando si deve
piantare un pomodoro, non lo sa. In realtà, invece, il
procurarsi cibo è alla base dell’essere umano. Andiamo su
Marte, ma abbiamo perso le nostre fondamenta… Il progresso
andrebbe usato meglio”, in pratica senza dimenticare il legame con
la terra. “Il problema parte da noi, dobbiamo cambiare stile di
vita”.

Ma che cosa fa, ogni giorno, Mauro Patrini per l’ambiente,
oltre a quadri bellissimi in materiali di recupero? “Cerco di
danneggiarlo il meno possibile e di starci a contatto il più
possibile, rispettando la natura come lei rispetta me. Mi dà
qualsiasi cosa, cosa le dovrei fare in cambio?” Alla domanda “Vedi
una positività nel futuro?” Patrini ci risponde sorridente e
convinto: “Sempre!”.

 

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