Karl Marx e il potere del denaro

Viviamo in un’epoca in cui, forse più di ogni altra, il denaro è diventato l’unico generatore di senso. Nel 1844 Karl Marx aveva già chiarito tutto questo

Viviamo in un’epoca in cui, forse più di ogni altra, il denaro è diventato l’unico generatore di senso. Infatti, l’avere, inteso come unica grammatica esistenziale, finisce per portare allo smarrimento non solo della valenza etica del bello, ridotto a possesso, lusso, utilità, ma a obliterare anche quel mistero di cui ognuno di noi è portatore, poiché si pensa che, in un mondo fatto solo di cose, tutto sia descrivibile sul piano quantitativo, privo di vitalità, eticamente neutro e riconducibile solo alla quantità di denaro con cui lo si può comprare. In definitiva, con il denaro si arriva a misurare non solo la quantità, ma anche la qualità del mio vivere e del mio essere di fronte agli altri.

Il passo di Karl Marx qui riprodotto, tratto dai “Manoscritti economico-filosofici del 1844”, nella traduzione di Norberto
Bobbio, chiarisce efficacemente quanto abbiamo detto:

Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo. Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore.

Ciò che io sono e posso, non è quindi affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l’effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è anata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore.

Il denaro è il bene supremo, e quindi il possederne è bene; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comprarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti? Io che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario?

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