I problemi del Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto ha subito evidenziato alcuni problemi strutturali. Nonostante tutto il Protocollo rappresenta comunque un punto di partenza molto importante

Quali sono i problemi del protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto ha suscitato un ampio dibattito che da subito ha evidenziato l’esistenza di almeno cinque problemi strutturali. Eccoli:

  1. Innanzitutto il limite più grande è stato identificato con l’introduzione di vincoli solo per i Paesi sviluppati o ad economia in transizione, mentre i dati scientifici da più parti raccolti, mostrano come siano in realtà i Paesi in via di sviluppo quelli più pericolosi per le future emissioni.
  2. Il problema legato al CDM: è stata posta una limitazione del 50% nella possibilità di ridurre le emissioni di gas serra utilizzando questo strumento. Tale limitazione appare insensata in un ottica di esigenza di riduzione globale e frena l’adesione di Stati grandi consumatori d’energia come gli USA o l’Australia che hanno tempi di adattamento più lunghi e che quindi potrebbero utilizzare tale strumento per rispondere nel breve periodo.
  3. Le cifre dell’impegno: da un punto di vista scientifico l’impegno di riduzione appare troppo poco consistente per incidere veramente sulla situazione già troppo critica dell’atmosfera.
  4. Poca incisività tecnico giuridica degli impegni: prima della dead-line del 2008-2012 il Protocollo non definisce tappe intermedie di verifica. Inoltre pur stabilendo che i target di riduzione sono vincolanti non vengono stipulate sanzioni per il caso di non rispetto dei parametri.
  5. Incompletezza del Protocollo: palese soprattutto per quanto riguarda gli strumenti flessibili. Mancano aspetti organizzativi, istituzionali, procedurali e finanziari che dovrebbero regolare i tre sistemi. (Ad esempio per l’Emission Trading è palese che un mercato delle emissioni richiede un set di regole, delle istituzioni di controllo e dei meccanismi di gestione, altrimenti non è in grado di funzionare.)

Tuttavia, il Protocollo rappresenta comunque, al di la della reale bontà degli effetti che potrà portare, e pur con tutti i suoi limiti sia scientifici che normativi, un punto di partenza molto importante per la risoluzione dei problemi del clima e dello sviluppo sostenibile, se non direttamente, almeno indirettamente, perché innesca un processo di cooperazione internazionale e fa “da traino” per la messa in pratica delle altre convenzioni e dell’Agenda 21, mettendo in evidenza l’urgenza di raggiungere uno sviluppo realmente sostenibile per il futuro stesso dell’umanità.

 

Articoli correlati