Il sentimento oceanico, la base dell’ecopsicologia

La psicologia transpersonale parte dal profondo per farci riconoscere parte del mondo materiale, l’ecopsicologia parte dal sentimento oceanico scaturito dall’ambiente circostante per farci sentire parte di una dimensione spirituale.

La psicologia contemporanea si sta attivando per ovviare alla “repressione del sublime” in atto, come lo psicoterapeuta Viktor Frankl, il padre della Logoterapia, definisce la diffusa mancanza di consapevolezza non solo dell’esistenza di piani più vasti di coscienza, ma anche dell’innato bisogno di prenderli in considerazione.

In questa direzione, oltre alla psicologia transpersonale, nata già verso la fine degli anni ’60, si è attivata negli anni ’90 anche l’ecopsicologia, cercando di proporre strumenti, o meglio, percorsi per favorire una crescita attualmente così necessaria. Una crescita spirituale. Utilizzando questo termine nell’accezione più vasta possibile.

Queste due vie di ricerca si incontrano, come opposte e complementari. Una, la psicologia transpersonale, parte dalla meditazione, dall’introspezione, dal riconoscimento degli aneliti e valori che giacciono nel cuore di ogni singolo essere umano, per aprirsi progressivamente al riconoscere la propria esistenza inserita in un contesto più vasto, di cui fa parte anche la natura, il pianeta e oltre. L’altra, l’ecopsicologia, partendo dal sentimento oceanico che si prova davanti a un cielo stellato, a un mare in burrasca, a una foresta sterminata, per accorgersi che da questa profonda commozione nasce un atteggiamento estremamente compassionevole – nel senso buddista del termine – nei confronti di tutto ciò che esiste, traducendosi, di fatto in una concezione diversa anche di sé come individuo e in un atteggiamento diverso nella vita quotidiana.

 

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