Il signor giardiniere

Fr

Ogni buon giardiniere e orticoltore deve conoscere i giusti tempi,
i ritmi, il calendario. La sapienza è l’elemento che, con la
cura, la dedizione e l’ardore, fa di ogni mestiere un’arte.
Il buon giardiniere è un personaggio storico realmente
vissuto a cui Frédéric Richaud ridà vita in
qusto, che è il suo romanzo d’esordio. Jean-Baptiste La
Quintinie fu direttore dei giardini, frutteti e orti delle dimore
reali di Luigi XIV, il Re Sole.
Sullo sfondo, una Francia impegnata in guerre e repressioni con i
contadini in rivolta a causa delle tasse belliche. La Quintinie…
lui vive a Versailles, quasi appartato in un recinto di frutti,
piante, fiori di ogni tipo. Ha da trasformare una terra arsa nel
magnifico orto-frutteto-giardino vagheggiato dal Re. Lo fa.
Ammirato e lodato da tutti, i suoi sforzi alimentano i principeschi
banchetti con brodi d?asparago in rosso, carciofi piccanti in
salsa, minestre al latte di mandorla e pralinerie, albicocche
ripiene di crema…
La Quintinie studia e seleziona le virtù di quanto di meglio
la natura offre gli uomini, sperimenta tecniche di
fertilità, di innesto e incrocio, di associazioni
vantaggiose (i pomodori maturano alla perfezione con cavoli e
lattughe, il prezzemolo prospera meglio con le carote). Ma quando,
lontano dagli sfarzi di corte, il giardiniere si rende conto del
contrasto tra lo sfarzo e lo sperpero per realizzare la reggia, i
giardini e i marmi di Versailles e la miseria in cui vivono i
contadini e gli operai addetti alle costruzioni, scopre la
sofferenza di chi vive vicino a lui. Si ritira in quel piccolo
mondo verde, lontano dalle ipocrisie, vicino alla bellezza e alla
viva perfezione della natura. E si lascia morire.
Lo stesso Richaud, in un’intervista a Stradanove, dichiarò:
“La sensibilità può essere una debolezza. Essere
sensibile vuol dire essere in ascolto, essere disponibili, aperti
davanti alla realtà. Ma una presa di coscienza eccessiva
può portare alla follia. Forse a volte è necessario
essere duri, è necessario obbligarsi a non pensare,
perché non si può prendere su di sé l’
infelicità del mondo”.

L’autore
Frédéric Richaud, 35 anni, è autore di soli
due piccoli libri, gioielli per il linguaggio poetico, l’equilibrio
della costruzione, il disegno lieve e sicuro con cui luoghi,
personaggi, situazioni e panorami vengono tratteggiati. Il primo
libro è pubblicato nel 1999 dalla casa editrice Ponte alle
Grazie, ‘Il signor giardiniere’. ‘La porta del diavolo’, il libro
presentato lo scorso settembre sempre per Ponte alle Grazie,
è la storia di un amore che finisce in un dramma, in un
paese della Provenza.

…una frase
“Lì, la testa china su ciascuno di quei territori nascosti,
osservo il mondo che si anima liberamente: l’erba allontana il
fiore che la incomoda, la limaccia s’inerpica con cautela su una
foglia di lattuga, la cavalletta salta portentosamente da un’erba
all’altra, la formica trasporta a fatica un seme più grosso
di lei. E io, io non esisto più nel mezzo di questi piccoli
universi, ciascuno dei quali è per me più grande di
tutte le vostre galassie”.

Perché andare in libreria
Un libro curato, un messaggio sapiente e ordinato. Parole chiave
del libro: cura, sensibilità, studio, rispetto. Chi le vuole
riconoscere come proprie, non può mancarlo.

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