Il sogno lucido

E’ possibile, mentre si sogna, aver la consapevolezza di star sognando? E’ un’esperienza abbastanza rara, ma affascinante.

A volte può capitare senza esserselo prefisso. Ad esempio
quando una paura troppo intensa, pur senza svegliarci del tutto, fa
penetrare il dubbio che “sia tutto un sogno”, o quando qualche
particolare incongruo risulta improvvisamente così poco
plausibile da far pensare “ma è impossibile!”.

Per i monaci buddisti tibetani, il controllo dei sogni fa parte da
secoli dell’istruzione religiosa. Essi devono esercitarsi a
mantenere una consapevolezza ininterrotta sia nella veglia sia nel
sogno. La vita stessa è un sogno da cui risvegliarsi quando
si muore, se si esce dal ciclo delle rinascite.
Carlos Castaneda parla di una tecnica insegnatagli dal suo maestro
don Juan, che consiste nel ricordarsi di guardare le proprie mani
durante l’esperienza onirica. Il passo successivo è imparare
a viaggiare. L’autoinduzione della meta del viaggio avviene con il
chiaro proponimento e con la visualizzazione, fatta
all’addormentamento e ad ogni risveglio notturno occasionale. Con
lo stesso sistema si può riuscire a volare.

Durante un sogno lucido, si ha coscienza di ciò che avviene,
ma in più si ha coscienza che ciò che avviene
è un sogno: è un momento di consapevolezza
particolare, correlato ad un buon livello di salute mentale e di
sviluppo personale, e che a sua volta promuove la crescita della
maturità psicologica ed emotiva.
E’ una facoltà che può essere utilizzata a vari
livelli: per vincere la paura negli incubi, per prolungare sogni
erotici, per dare finali diversi a situazioni ripetitive o
sgradite, per esplorare nuovi territori psichici o anche solo per
gioco. Nel sogno la mente può operare qualsiasi
trasformazione, attingendo ad uno sconfinato potere, senza i rischi
dell’azione reale. L’arricchimento promosso dal sogno lucido si
comunica poi all’atteggiamento della veglia.

Olga Chiaia
Psicologa Psicoterapeuta

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