Il tramonto dei consumi ossessivi

Non per semplice idealismo, ma nel nome di un benessere più profondo, per soddisfare i bisogni della sfera esistenziale. L’abbandono dell'”economia degli oggetti inutili”.

Ciò che in passato sarebbe stato considerato agiatezza, oggi
è divenuto norma nella maggior parte del mondo
industrializzato. Ma avere tutto è impossibile e i tentativi
in questa direzione non fanno altro che aumentare la dipendenza
dell’uomo dagli oggetti.

Oggi le vie dello shopping puntano sull’attrattiva esercitata da
beni luccicanti e supertecnologici, con cui si può fare
sempre di più, ma con cui si riesce a fare sempre meno.
Il consumismo seguendo questa strada si sta trasformando in una
sorta di droga, che ha bisogno di upgrade continui. Ma sconfiggere
il desiderio troppo umano di beni materiali è molto
difficile, perché dietro a un oggetto si proiettano elementi
culturali ed emotivi che oggi non corrispondono più a
ciò di cui abbiamo veramente bisogno.

I presunti benefici apportati alla qualità della vita dalle
tecnologie informatiche e dall’esplosione della ricerca sulla
genetica umana e dalle manipolazioni genetiche, sono nei fatti
accompagnati da nuovi rischi e nuove minacce per la nostra
esistenze. Il progresso insomma non può più essere
misurato con l’innovazione tecnologica e le scoperte
scientifiche.

La qualità della vita come viene intesa nella società
capitalistica, con il suo gargantuesco appetito per i carburanti
fossili, le confezioni usa-e-getta, il cibo spazzatura, le
macchine, le strade e tutto ciò che il filosofo
dell’economia britannico Charles Handy definisce “economia degli
oggetti inutili”, è un modello vuoto e inesportabile. Tanto
più che la crescita e la ricchezza non risolve i problemi
più gravi e più stratificati della società:
criminalità, disoccupazione, violenza, discriminazione ed
esclusione dei poveri e dei meno istruiti.

I bisogni veri attingono alla sfera esistenziale, quella in cui
ogni uomo trova il senso della sia vita nell’ “essere”, nel
realizzare la sua natura peculiare, nell’aprirsi all’incontro
autentico con le persone più care, nel sentirsi utile alla
collettività, nel riconoscersi parte della vita e delle sue
meraviglie.
L'”avere” è un ben magro sostituto di tutto ciò.

Francesco Aleo e Marcella Danon

Immagine: scultura realizzata nel 1997con computer riciclati
sulla cima del monte Hamilton, sopra a Silicon Valley, San Jose,
California. Fotografia di Peter Menzel (particolare).

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