Imitare la natura per proteggerla

Depauperare la barriera corallina, o rinunciare a sostanze utili per proteggere l’ambiente e combattere gravi malattie? Di fronte al dilemma, ricercatori si stanno impegnando per trovare una “terza via”.

Qualcuno ha già ottenuto buoni risultati: come Scott Handy
del laboratorio di chimica organica della Binghamon University
(stato di New York), che ha trovato il modo di riprodurre
sinteticamente alcuni principi attivi estratti dalle spugne
marine.

Ad attirare l’interesse del ricercatore americano è stata
una famiglia di spugne originarie dell’Oceano indiano, dalle quali
è possibile estrarre un composto che si è dimostrato
particolarmente efficace nel combattere cellule tumorali che si
dimostrano particolarmente resistenti ai farmaci, perché
riesce a disattivare il meccanismo di difesa impiegato da queste
cellule per espellere le sostanze nocive.

Una scoperta che è risultata però poco utilizzabile,
perché per procurarsi il principio attivo sarebbe necessario
distruggere ampie porzioni della barriera corallina, e anche
così la sostanza ottenuta, scarsa ed estremamente costosa,
sarebbe difficilmente commercializzabile. In due anni di lavoro
però Handy e i suoi collaboratori sono riusciti a ricreare
in laboratorio la molecola base del principio attivo presente nelle
spugne, e stanno ora lavorando per modificarla in modo da
ottimizzarne l’efficacia.

Una ricerca impegnativa, che offre importanti e inaspettate
ricadute: i chimici della Binghamon University, infatti, stanno
lavorando sulle materie prime necessarie per le loro ricerche, e in
particolare sui solventi di reazione indispensabili per dissolvere
le molecole organiche, e quindi alla base di qualunque processo di
trasformazione.

Di solito si usano a questo fine composti a base di petrolio,
tossici, estremamente volatili, e difficili da maneggiare, oltre
che da eliminare una volta raggiunto l’obiettivo. Handy sta ora
studiando come sostituire questi pericolosi composti con solventi a
base di nicotina, che non presentano rischi e sembrano anche
più efficaci nell’attivare determinate reazioni: “Il mercato
è interessato a prodotti rinnovabili che non dipendono dal
petrolio, tanto più che questi solventi sono riciclabili, e
possono essere utilizzati più volte”, spiega il chimico.

Non c’è dunque da stupirsi che le sue ricerche abbiano
attirato l’attenzione dei produttori di tabacco, sempre alla
ricerca di sbocchi alternativi per le loro coltivazioni…

Abigaille Barneschi

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