In Australia la CO2 ha un prezzo

Un prezzo per ogni tonnellata di CO2. Per ridurre le emissioni anche l’Australia introduce il suo mercato delle emissioni sul modello “cap and trade”.

Un prezzo alle emissioni di CO2 come primo
passo verso un mercato delle emissioni di tipo “cap and trade”.
È quanto annunciato dal primo ministro australiano
Julia
Gillard
. Il progetto partirà il primo luglio
2012 e rientra nell’obiettivo del governo di ridurre del cinque per
cento le emissioni di gas serra entro il 2020 rispetto ai livello
del 2000.

Un sistema “cap and
trade
” – che potremmo tradurre con “se sfori un tetto
massimo, paghi” – è una forma di mercato dove
un’autorità, in questo caso nazionale, definisce un valore
massimo (in inglese “cap”) di emissioni di CO2 nell’atmosfera.
Questo valore viene diviso e ripartito sotto forma di “diritti di
emissione” a ciascun partecipante (ad es. le aziende australiane).
Chi supera la soglia che gli è stata assegnata deve
acquistare i crediti (“trade”) che gli mancano da altri soggetti
che si sono comportati in maniera più virtuosa.

Inizialmente verranno escluse dallo schema le emissioni del
settore agricolo anche se il premier australiano ha fatto sapere
che verranno valorizzati agricoltori e allevatori che dimostreranno
di essersi impegnati per ridurre le proprie emissioni di
anidride carbonica.

“La storia ci insegna che le nazioni e le economie che
prosperano in tempo di cambiamenti storici sono quelle che danno
forma al cambiamento stesso e lo sanno gestire”,
ha affermato Gillard. A farle da eco anche il senatore e leader del
partito dei verdi australiano, Bob Brown, che ha descritto
l’iniziativa come un importante passo avanti nel “processo di
costruzione della nazione”.

L’Australia ha un livello di emissioni
pro-capite tra i più alti al mondo a causa della sua
dipendenza dal carbone che genera circa l’ottanta per cento
dell’elettricità di cui il paese ha bisogno.

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