Diritti umani

In guerra contro la guerra

Gli anni di Emergency: le mine antiuomo, l’attacco a Kabul, gli stracci bianchi in nome della pace, il rapimento di Mastrogiacomo. I momenti salienti di una storia vissuta in guerra, contro la guerra.

1994-1997. I primi interventi
sono da subito pensati/mirati alla cura delle vittime civili di
conflitti e povertà
. Finalmente si parla di una
tragedia meno conosciuta: le mine antiuomo. Colpiscono senza
distinzione, disseminate in tutto il mondo. Una sorta di esercito
silenzioso e nascosto nel terreno. Dilaniano corpi di civili,
spesso di bambini. In questa prima fase, lo sforzo di Emergency
contribuisce alla notorietà dell’associazione e
all?approvazione della legge per la messa al bando della produzione
italiana di mine antiuomo.

2001 È un anno cruciale
per l’organizzazione.
Poco prima dell’attacco a Kabul, in
Afghanistan, Gino Strada e i suoi collaboratori chiedono ai
cittadini italiani di esprimere il proprio ripudio della guerra con
la campagna “uno straccio di pace”. Un semplice straccio da
appendere alle finestra, ai balcone, ma anche alla borsa o al
passeggino di un bambino. Dopo l’attacco a Kabul, Emergency
è una delle poche realtà presenti sul campo. I
racconti dello staff in Afghanistan sono le poche testimonianze
dirette, preziose fonti di attualità. È un momento di
grande importanza per la raccolta dei fondi.

2007. L’attualità irrompe nella storia
di Emergency. Daniele Mastrogiacomo, giornalista di Repubblica, viene rapito
insieme all’autista e l’interprete da un gruppo di miliziani
talebani. Nelle trattative della liberazione, che avverrà
dopo due settimane, sono messi a disposizione i canali
dell’associazione. L’arresto ingiusto per 90 giorni del mediatore
afghano di Emergency mette a dura prova la sopravvivenza
dell’associazione in Afghanistan.

2008. I princìpi che da sempre animano
l’attività di Emergency, “Equità, qualità e responsabilità sociale”,
vengono codificati nel Manifesto per una medicina basata sui diritti
umani
, elaborato insieme ad alcuni paesi africani. I
progetti e i sistemi sanitari dovranno seguire le stesse linee
guida, per garantire a ognuno il diritto ad essere curato. Senza
distinzioni di nessun tipo.

Valentina Gerig

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