In Italia la tutela delle balene grazie alla Commissione Internazionale Baleniera

Per la prima volta dall’anno della sua istituzione (1946), l’Italia ospita l’incontro annuale della IWC, la Commissione Baleniera Internazionale. Il meeting si svolge a Sorrento dal 19 al 23 luglio.

Delegazioni di sessanta Paesi dovranno decidere praticamente
tutto sul futuro dei cetacei: se e come riprendere la caccia alle
balene, sospesa negli ultimi anni, eventuali quote di pesca,
controlli sulle spadare e sulle attrezzature illegali, istituzione
di riserve protette, piani mirati di ricerca scientifica.

Due opposte fazioni si scontrano da tempo tra loro. Il partito dei
Paesi balenieri: il Giappone, la Norvegia e, da poco tempo,
l’Islanda, seguiti da “alleati” che hanno relazioni politiche e
commerciali con questi, e il resto del mondo, composto da Paesi che
invece vogliono proteggere e conservare le balene e i delfini.

Ma la minaccia di estinzione dei cetacei non è solo la
caccia diretta (per i paesi balenieri giustificata sotto la
dicitura “raccolta di materiale per scopi di ricerca scientifica”).
A questo si aggiunge anche il pericolo del bycatch, cioè
delle catture accidentali che avvengono a causa dell’uso delle reti
da pesca. Gli studiosi stimano che in tutto il mondo siano almeno
30 mila i cetacei che finiscono uccisi nelle reti ogni anno.

Sempre il palcoscenico di Sorrento rilancerà la questione
dei Santuari: aree marine protette presenti in diverse parti del
mondo. Nel Mediterraneo, nel Mar Lugire, esiste già il
Santuario dei Cetacei, e il WWF proporrà di creare l’oasi
sommersa di Cuma.
Un’altra proposta che il WWF lancerà in occasione dell’IWC, la Commissione Internazionale Baleniera,
di Sorrento sarà quella di istituire un Santuario della
Biodiversità nel tratto di mare antistante le isole Pelagie,
che gli studiosi hanno scoperto essere ricchissimo di specie
importanti come squali e balene.

Il riconoscimento dell’area marina protetta potrà costituire
una inedita fonte di incentivazione turistica, scientifica e
ovviamente ambientale. Il whale-watching, ad esempio, è in
costante espansione e può avere una ricaduta importante per
l’economia locale dedita al turismo. Passeggiare in barca per
avvistare e fotografare balene in mare aperto è un
avvenimento unico, al cui richiamo pochi sanno resistere.
E poco importa se una volta era il richiamo delle sirene ad
ammaliare i naviganti. Si sa, i tempi sono cambiati…

Tomaso
Scotti

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