Incendi e denaro: una stretta relazione

Il rapporto sugli incendi boschivi condotto dal Corpo Forestale dello Stato evidenzia come la maggior parte dei roghi sia di origine dolosa.

Dal rapporto sugli incendi boschivi realizzato dal Corpo Forestale
dello Stato su incarico del Governo e presentato dal Ministro delle
Politiche Agricole e Forestali, Gianni Alemanno, emerge che il 60%
degli incendi boschivi che si verificano in Italia sono di origine
dolosa, quindi eventi nati dalla deliberata volontà di
appiccare un fuoco. Un dato in costante aumento.
In aumento anche gli incendi di origine colposa che si sono
attestati intorno al 35%. Quasi invariati gli incendi di origine
naturale (1,1%) e quelli accidentali (0,5%).

Chi da fuoco a un bosco per il 70,4% delle volte lo fa per la
ricerca di un profitto e per il 25% per manifestazioni di protesta,
risentimenti e insensibilità verso il bosco. Solo il 4,6%
degli incendi dolosi rimangono senza un movente. Tra le cause
relative alla ricerca di un profitto quella prevalente è da
attribuirsi alla creazione o rinnovazione del pascolo. Seguono: il
tentativo di recuperare terreni per l’agricoltura a spese del
bosco, gli incedi causati per attivare contributi comunitari,
incendi provocati dal bracconaggio e incendi provocati per
questioni occupazionali connesse agli operai assunti dalle Regioni
e dagli Enti locali.

Nell’ambito delle cause colpose quella prevalente deriva da
attività agricole seguita dagli incendi provocati dai
mozziconi di sigaretta e da fiammiferi. Più contenuto appare
il fenomeno nelle aree protette. Ciò è dovuto
principalmente all’attenuazione dei dissensi contro i vincoli
imposti nei territori protetti e a seguito di una più
intensa attività di vigilanza da parte del personale del
Corpo Forestale dello Stato impiegato in queste aree.

Secondo il Ministro Alemanno una linea guida operativa è
sostituire la cultura dell’emergenza con quella della manutenzione
ordinaria. Con la conseguenza che gli interventi sul bosco vengano
realizzati anche dai privati ai quali appartiene il 66% del
patrimonio boschivo. Alla Pubblica Amministrazione dovrebbe
rimanere una funzione dell’assistenza tecnica per favorire le
relazioni tra il proprietario e il bosco. In tal senso l’ultima
Finanziaria ha dato un segnale importante, prevedendo detrazioni
fiscali IRPEF del 36% a favore dei privati che attivano misure di
salvaguardia e manutenzione dei boschi non solo contro gli incendi,
ma come elementi importanti nella corretta gestione del territorio
e nella difesa del suolo da alluvioni e dissesti idrogeologici.

Sempre secondo il Ministro Alemanno “occorre rivedere i tipi di
contratto con i quali vengono assunti gli operai degli Enti Locali
addetti alla cura dei boschi. Anche in questo settore bisogna
operare scelte strategiche prevedendo, per esempio, incentivi in
assenza di incendi. Dobbiamo garantire l’applicazione della legge
che impedisce il cambio delle destinazioni d’uso dei boschi colpiti
da incendi. Per debellare definitivamente questo fenomeno è
importante la partecipazione diretta dei cittadini. In questa
chiave di lettura va letto l’apporto prezioso del volontariato del
quale bisognerà migliorare la selezione, la formazione e il
coordinamento”.

 

Articoli correlati
“Bon ton” antincendio

Oltre un milione di ettari di boschi in fumo in Italia negli ultimi 20 anni. E sempre per mano dell’uomo. I roghi del 2004 e le indicazioni di Corpo Forestale e Wwf per il 2005.