Inquinamento e opinione pubblica

Come valuta la gente il rischio di inquinamento? Una panoramica sulla percezione dell’opinione pubblica sui problemi ambientali.

 

 I processi di inquinamento avvengono a seguito delle numerose trasformazioni di questi ultimi anni, delle sempre più crescenti necessità della produzione occidentale, degli spostamenti di milioni di persone, delle esigenze ambientali di ogni singolo individuo. Tali trasformazioni comportano una crescita abnorme di: prodotti di combustione, prodotti di scarto della produzione (rifiuti, o composti chimici), emissioni di radiazioni, emissioni di onde sonore, emissioni di onde luminose, materiali inquinanti (amianto), rifiuti…. Se, da un lato, può essere pericoloso averli singolarmente, pensiamo al fatto che l’uomo contemporaneo li ha, o meglio, li subisce interagenti. Come l’opinione pubblica si pone nei confronti di una fonte di rischio? Sono molti i fattori che entrano in gioco e che permettono all’opinione pubblica di percepire una fonte di rischio e, eventualmente, di tollerarla.
  1. la familiarità con il rischio. Questo è l’aspetto più inquietante. Il vivere a stretto contatto con emissioni nocive, per esempio lo smog derivante dagli impianti di riscaldamento o dalla combustione dei gas di scarico dei veicoli, porta a una minimizzazione, ma anche a una assuefazione della percezione di pericolo.
  2. l’incertezza scientifica. Porta a minimizzare i possibili effetti dannosi. Pensiamo ai cellulari. Pur avendo la ricerca scientifica prodotto dei risultati, essi sono contrastanti gli uni con gli altri e quindi non permettono di dissipare i dubbi al 100%.
  3. l’assunzione volontaria del rischio e la possibilità di controllarlo personalmente. Questo può essere simbolicamente il caso di chi fuma. Siamo disposti ad accettare un danno sulla nostra persona se siamo noi stessi a infliggercelo. Pensiamo: come è possibile questo? Che meccanismo perverso regola questa logica?
  4. i possibili effetti sull’infanzia e sulle future generazioni. In questo caso possiamo parlare di alimentazione geneticamente modificata… l’inquinamento più attuale… Qui la finalità non dovrebbe essere quella di intervenire sul prodotto finito, ma quella di intervenire per prevenire i rischi in ogni fase del processo produttivo.
  5. la localizzazione del rischio in tempi e spazi specifici: si è portati a essere più tolleranti quando l’inquinamento avviene in zone ben delimitate, es. le petroliere che scaricano in mare l’acqua con cui risciacquano le cisterne, sembra un problema che non ci può neanche lontanamente toccare.
  6. la probabilità di essere personalmente coinvolti. L’essere umano è prevalentemente egoista: ciò che non ci tocca personalmente diventa “altro” e lontano, viene recepito come un nostro “non problema” e quindi viene lasciato insoluto.
  7. la fiducia nelle istituzioni che spinge a credere o meno ai dati resi noti. Questo dovrebbe essere un fattore importante. Generalmente si è portati a credere nella buona fede di chi ci amministra e governa. E quindi ad assumere per nostro un giudizio dato da altri.
  8. l’irreversibilità degli effetti. Tanto più un fattore inquinante si dimostra penetrante nell’ambiente, tanto più esso verrà recepito come dannoso, ma viceversa, un fattore apparentemente nascosto passerà inosservato (es. la radioattività).

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