La sostenibilit

Ecco come l’azienda americana intende, entro il 2020, eliminare il proprio impatto sull’ambiente. Grazie a riduzione, riciclo ed energia.

InterfaceFLOR è un’azienda specializzata nella produzione di
pavimentazione tessile modulare. La sede centrale si trova ad
Atlanta, USA. E con il claim “Mission Zero”, presenta
anche in Italia il proprio programma ambientale, grazie al quale
punta ad arrivare, entro il 2020, ad avere un impatto praticamente
nullo sul pianeta.

“Per noi è importante continuare a fare business – afferma
Neel Bradham, Senior Vice-President Sales Marketing di Interface –
ma con un valore aggiunto. E questo valore è proprio la
sostenibilità. Scegliere un nostro prodotto è come
scegliere tra una Prius e una Lexus: cerco sempre un’ibrida, ma
punto al top della gamma”.

L’azienda quest’anno ha raggiunto un primato europeo, ottenendo la
Dichiarazione Ambientale di Prodotto per i pavimenti tessili.
Ciò significa che per anni è stato analizzato il
Life Cycle Assessment (LCA), per misurare l’impatto
ambientale dei prodotti e dei processi. La Dichiarazione Ambientale
di Prodotto è una sofisticata etichetta, che elenca tutti i
componenti e il grado di impatto ambientale attraverso il suo ciclo
vitale; questo comprende tutto, dall’energia al consumo di
materiale, fino alla produzione di scarti ed emissioni.

“Siamo stati i primi al mondo – continua Bradham – a ricevere
questa certificazione come tipologia di prodotto. E per ottenerlo
abbiamo dovuto investire in tecnologie nuove ed innovazione”.

I dati raggiunti infatti parlano chiaro: riduzione dell’80% degli
scarti destinati alla discarica grazie ad una tecnologia di taglio
proveniente direttamente dai laboratori della NASA. Ottanta per
cento in meno di utilizzo d’acqua nella produzione. Riduzione del
44% delle emissioni di gas serra. Un esempio su tutti è
certamente lo stabilimento di Scherpenzeel, in Olanda, che utilizza
energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili.

“La nostra è una visione circolare del ciclo di vita del
prodotto – spiega Neel Bradham – il 36% delle materie prime usate
per la manifattura dei prodotti sono infatti riciclate o basate su
materiali bio. Vogliamo arrivare ad eliminare il concetto stesso di
rifiuto, che diventa così risorsa”.

Per usare una metafora del fondatore dell’azienda, Ray Anderson:
“Il viaggio verso la sostenibilità è come scalare una
montagna più alta dell’Everest; difficile sì, ma con
un piano accurato e attento, non impossibile”.

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