Intervista a Luigi Veronelli

Due chiacchiere a proposito di vino con Luigi Veronelli.

Lei sta portando avanti un’iniziativa per tutelare e
valorizzare i prodotti locali, le De.Co.. Di cosa si
tratta?
E’ una cosa molto semplice: per restituire ai
cittadini, agli abitanti dei comuni il loro patrimonio, il frutto
della fatica di tanti anni, io vorrei che i sindaci si facessero
attivi per un “certificato di origine” di ciascuno dei prodotti che
nasce e che è confezionato nella loro terra, sia per i
prodotti primi – frutti e verdure – , sia per i prodotti che
esigono manifattura – vino, olio, formaggi, salumi -. Questo
servirebbe a dare una maggiore remunerazione agli agricoltori e
contemporaneamente ad abbassare il costo del prodotto,
perché molti intermediari verrebbero eliminati. Con le
Denominazioni Comunali, le De. Co., si otterrebbe da un lato il
ritorno di tanti paesi – in buona parte abbandonati –
all’attività e quindi al benessere, e dall’altro una
diminuzione della spesa da parte del consumatore.

A proposito di costi: non trova che i vini spesso siano
troppo cari, soprattutto nella ristorazione?

All’ultimo convegno al “Leoncavallo” di Milano, un centro sociale
di ragazzi giovani con una grande volontà di cambiamento,
è venuta fuori la proposta del “prezzo sorgente”, che io ho
subito appoggiato. Abbiamo invitato ciascuno dei produttori ad
apporre in etichetta un prezzo che sia il prezzo che dà
soddisfazione al loro lavoro, ma che poi è controllabile nei
vari passaggi, e cioè quando poi verrà venduto in
enoteca, o al ristorante. A seconda di come verrà offerto il
prodotto, a seconda del servizio, il prezzo in etichetta
subirà una maggiorazione, ma questa dovrà essere nei
limiti, chiamiamoli pure, “etici”. In pratica la maggiorazione
dovrà riconoscere la giusta remunerazione a chi ci sta
offrendo un servizio, e non dovrà essere una
“sopraffazione”, come spesso accade. Tante persone arrivano a non
potersi concedere del buon vino perché è troppo caro,
invece dovrebbe essere facile per tutti poterlo fare!
Con la trasparenza del prezzo sorgente, il consumatore verrebbe
messo in grado di valutare il tipo di ricarico applicato dal
rivenditore, la sua onestà.

Ha portato il Critical Wine nei centri
sociali. Che tipo di interesse ha riscontrato da parte dei giovani
e dei centri sociali stessi?

Sono entusiasta! C’è stata una risposta estremamente
favorevole da parte dei giovani. Io sono carico di anni, ne ho 78,
ma non avrei mai immaginato di trovare nei giovani una
capacità di “entrare” nel vino in maniera così
critica, in modo così puntuale. Entrando nel vino, si riesce
a capire che è un valore. Il vino è un personaggio…
con cui fare i conti, bisogna incontrarlo senza correre rischi,
perché può servire all’intelligenza e all’iniziativa
dell’uomo.
Tanti ragazzi giovani, dopo pochi assaggi, si dimostrano più
capaci di me, che mi ci dedico da sempre, a riscontrare quello che
il vino deve dare: i valori, i sapori della terra a cui appartiene.
Come io ammiro Picasso perché lo riconosco, così
posso apprezzare un vino o qualsiasi altra cosa che viene dalla
terra, se la riconosco. Trovo che questo sia un recupero di
civiltà, di intelligenza e di libertà estremamente
importante.

Quindi non solo un interesse rivolto al prodotto, ma
all’agricoltura…

Direi proprio di sì. Finalmente si è capito che terra
e anima coincidono. Questo naturalmente dipende dalla
religiosità di ognuno. Io credo nella Terra e
nell’eguaglianza “terra=anima=natura”. Sono un panteista, per dirla
all’antica. Ripeto: ognuno ha la propria religiosità.
L’importante, seconde me, è credere nell’altro, credere che
non si è soli ma si è sempre in compagnia.

A cura di
Paola Magni
Claudio Vigolo

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