Intervista a Roberto Testini

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di incontrare Roberto Testini chitarrista e cantante…

Intervista a Roberto Testini

Il primo cd della band è stato trasmesso da oltre 100
emittenti radiofoniche blues in America, oltre che in Brasile,
Argentina, Inghilterra, Australia, Francia, Belgio, Lussumburgo e
Danimarca, e ha vinto il Premio come Miglior Progetto Blues e
l’Oscar del Mediterraneo per la musica, per aver portato il blues
italiano all’estero.
Abbiamo parlato un paio d’ore ad un tavolino di un bar e tra una
chiacchierata e l’altra abbiamo sorseggiato un ottimo…
Caffè Espresso.

Ciao Roberto, ti definisci più blues o
rock?
Sono un rockettaro con un’inguaribile malattia:
il blues. Non posso mai dimenticare l’inizio della mia avventura
musicale; il 1979.
Ero presente al primo concerto dei Police al Vigorelli di Milano e
al famoso concerto di Santana con bombe molotov e bulloni. Ero un
sognante diciassettenne che partecipava alle manifestazioni per poi
a andare a guardare negli scaffali del New Cary di Via Torino se
c’erano dischi di Muddy Waters e B.B. King.

Perché hai iniziato a suonare?
Non
è stata una decisione……..ma una
necessità. C’è stato un uragano che mi ha investito
conducendomi verso mete a me completamente sconosciute, con l’unico
scopo, forse, di farmi capire che la musica era la mia vita e la
strada che avrei dovuto percorrere.

Quali sono state le tue influenze musicali
maggiori?
Gli straordinari assolo di Santana, di Wes
Montgomery, di T-Bone Walker e di Django Reinhardt. Credo che
questi siano tutt’ora le influenze che ispirano il mio stile. Ma mi
piace anche ascoltare il rock sinfonico dei Kansas, il blues di
Pino Daniele e Sting.

“CAFFE’ ESPRESSO”. Cosa rappresenta questo tuo ultimo
lavoro?
Caffè Espresso è un progetto che
mi permette di mantenere la mia italianità suonando
all’estero. La musica che scrivo si basa su una componente
fondamentale; il mix fra le ritmiche di New Orleans e quelle
cubane, per ottenere così il blues latino. Latino non solo
perché ci sono le percussioni ma anche perché
c’è la pura anima latina che traspare inevitabilmente, con
tutta la sua carica e il suo inconfondibile calore. Negli States,
in Brasile, in Argentina, in Australia e molti Paesi Europei il cd
ha avuto un grandissimo successo. Per oltre 3 anni abbiamo girato
in lungo e largo raccogliendo consensi di critica e pubblico. I
concerti si sono susseguiti sui palchi dei festival blues
più importanti mentre il nostro nome ha acquistato sempre
maggiore notorietà.
“Caffè Espresso” una delle parole italiane al mondo
più conosciute e pronunciate, impossibile non
ricordare……In Italia stiamo iniziando ora a farci
conoscere, sapendo che la strada sarà molto difficile.
Ma questo non scalfisce minimamente la mia idea di proseguire nella
direzione del blues latino, perché io mi rappresento molto
in questo progetto e il blues latino rappresenta me. Sono promotore
di un genere nuovo il Blues Latino appunto e questo è lo
stile di Caffè Espresso.
Un grande musicista di New Orleans, Walter Wolfman Washington, mi
ha chiesto di scrivere un pezzo per lui che abbia le
caratteristiche del blues latino di Caffè Espresso; questo
è uno dei riconoscimenti più importanti che abbia
ricevuto.

Suoni spesso all’estero quindi. E in
Italia?
Si, suono spesso all’estero e amo farlo
perché mi permette di tornare in Italia con i polmoni pieni
di ossigeno. All’estero quando suoni bene, è evidente che
ciò venga riconosciuto e premiato molto più che in
Italia, e la sensazione di essere considerato un professionista
è un dato di fatto, confermato dai numerosi inviti ad
esibirti. Il contrasto forte che vivo come musicista è
quello di essere nato in un paese ricco di tradizioni e povero di
presente, dove poco viene fatto per far emergere proprio il
presente.

Oltre 20 anni di carriera e molti dischi all’attivo,
qual’è il progetto che ti manca e vorresti
realizzare?
Nonostante siano tante le esperienze che ho
vissuto e tanti i progetti che ho realizzato, c è la
volontà di realizzarne in ogni momento di nuovi:
perché è questo il modo di indagarmi, di mettermi in
discussione, di emozionarmi ogni volta in maniera nuova. Per me
essere musicista vuol dire NON dare mai niente per scontato a chi
mi ascolta e a me stesso…. In ogni caso mi piacerebbe
scrivere le musiche per il prossimo film di uno dei miei miti
cinematografici, Carlo Verdone.

Registri i tuoi cd in Italia o preferisci andare
all’estero, magari nelle zone che influenzano il tuo
sound?
Ho suonato in molti paesi stranieri e questo mi
piace sempre moltissimo, ma le registrazioni sono sempre state
fatte a Milano, anche quando ho inciso brani con artisti americani.
Quando sono in studio riesco ad isolarmi dal contesto. New Orleans,
l’Africa, l’America Latina, sono dentro di me,
sempre……indipendentemente dal luogo in cui mi trovo e
quando suono è come essere in quelle terre lontane, eppure
così vicine quasi da sentirne gli odori……..

So che nella tua lunga carriera hai collaborato con
molti artisti di calibro internazionale. Con quale artista vorresti
suonare, un tuo idolo che non hai ancora
raggiunto…
Ho suonato in jam session o concerto,
con tanti artisti americani e questo mi fa sentire molto orgoglioso
di aver vissuto in un periodo storico molto vivo dal punto di vista
musicale. Oggi mi piacerebbe avere l’opportunità di
collaborare con Sting che trovo molto vicino a me come modo di
vedere la musica, ma anche Neffa mi piace molto, lo trovo molto
bluesy! Il mio grande idolo rimane comunque sempre Carlos Santana
che ho avuto il piacere di conoscere e suonarci insieme.

Cosa rappresenta per te Carlos Santana?
Il mio rapporto con Santana è molto particolare e intenso
perché il suo modo di suonare la chitarra e di interpretare
la musica è esattamente il mio. Lui un giorno mi ha detto:”
la musica è l’acqua, la gente sono i fiori e noi siamo un
annaffiatoio;la gente viene ai concerti per sentire la musica che
suoni e non per vedere te, quindi non pensare mai di essere l’acqua
perché altrimenti hai sbagliato mestiere”. Io penso
esattamente la stessa cosa….
La sua musica riesce a toccare delle frequenze dentro di me che
fanno scattare una molla particolare. Quando sono un po’ giù
metto un suo disco o vedo un suo video e tutto torna come prima.
Sogno di avere la possibilità un giorno di ascoltare uno dei
miei pezzi inciso su uno dei suoi prossimi dischi.

La tua musica è influenzata dalle numerose
culture dei popoli mediterranei, hai mai pensato di collaborare a
progetti di musica tradizionale italiana?

Mi piace molto la musica popolare perché rappresenta la
tradizione di un popolo. Quella italiana ha in se tutti i colori,
i suoni e i ritmi della musica che piace a me. In passato, quando
organizzavo concerti per il locale milanese Blues House, avevo
dedicato la domenica sera alle danze popolari con musica dal vivo.
Ogni volta veniva una band da una regione italiana diversa e la
gente seguiva il concerto ballandone le danze tipiche. E’ stata
un’esperienza positiva che consiglio a qualsiasi locale che abbia
una programmazione live. In ogni caso non ho mai pensato di
collaborare con un gruppo di musica folk anche se è
inevitabile inserire nelle composizioni ciò che hai
assimilato dalla tua terra.

Pensi che la buona musica possa migliorare l’ambiente in
cui viviamo? Hai mai pensato di produrre un progetto che avesse
come scopo anche la sensibilizzazione ambientale?

Questo è un argomento delicato che oggi ci coinvolge tutti.
Lifegate sicuramente svolge una parte importante in tutto questo ed
io sono molto vicino alla filosofia che muove la radio e la sua
diffusione, ma noi tutti siamo una goccia nel mare anche se il mare
è fatto di gocce. Non esiste la buona musica; esiste la
musica che piace e quella che non piace perché la musica
è solo aria che si sposta ed incontra un ostacolo, che sei
tu. La musica serve sempre e non solo all’ambiente. Immagina un
mondo senza suoni! L’ambiente è come un bambino; tutto
quello che fai ti ritorna e noi dobbiamo crescere tanto da questo
punto di vista, perché questo mondo è l’unico che
abbiamo e lo dobbiamo curare come una piccola creatura.

Life in Blues, lo storico programma di blues di LIFEGATE
RADIO… e di Fabio Treves cosa mi dici?

Fabio è un amico oltre ad essere una persona che ammiro per
aver sempre portato avanti il blues in Italia. Ricordo nei
primissimi anni 80 un concerto che facemmo in favore di Cooper
Terry, per arrivare a due anni fa, la colonna sonora di una
trasmissione intitolata “El shur Ernest” prodotta dall’amico
regista Dario Barezzi, dove io ho scritto la musica e suonato la
chitarra e lui si è esibito con la sua inconfondibile
armonica a bocca, cantando in un disinvolto milanese. Ne è
venuto fuori un country blues in milanese fantastico!

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