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Michelangelo Pistoletto. La meraviglia del riciclo

Abbiamo incontrato l’artista, scultore e pittore nella sua Fondazione-Cittadellarte a Biella, in una suggestiva atmosfera tra installazioni, colori, opere d’arte, tavole rotonde, mostre. Che meraviglia! Possiamo dirlo anche noi.

Cittadellarte-Fondazione Pistoletto è nata nel 1998 per ispirare un cambiamento sociale responsabile attraverso progetti artistici e creativi. Si trova a Biella e occupa in parte l’ex-lanificio Trombetta. Entrando qui, si entra in un microcosmo, una cittadella con spazi espositivi, store, mostre, convegni.
Bellissima poi la caffetteria e Glocal restaurant che propone piatti cucinati usando esclusivamente prodotti della filiera corta, nel rispetto dell’ambiente, del territorio e dell’economia. Michelangelo Pistoletto vive qui, in questo laboratorio creativo permanente. Gentile, cordiale e gioviale ci ha riservato più tempo del previsto per questa intervista, tra una tavola rotonda con gli artisti e un incontro con i galleristi.


Qual è l’aspetto che preferisce indagare con la sua arte?
Qual è la finalità della sua arte?

L’aspetto primario è quello di capire come l’arte può essere integrata in tutti gli ambiti del sociale. Non più un’arte unicamente autoreferenziale, ma un’arte che si rivolge al mondo, quindi agisce con il mondo. L’arte nel XX secolo
ha creato una zona di autonomia propria staccandosi dal mondo per avere più forza, più potere e anche per capirsi
meglio. L’artista è arrivato a un’espressione estremamente soggettiva, poi alla fine del secolo scorso, come me, altri artisti si sono mossi verso una possibilità di utilizzare questa autonomia dell’arte, questa forza, questa centralità, questa coscienza per intervenire nel sociale e portare questa possibilità di usare la creatività in maniera
nuova.

Che rapporto c’è tra la sua arte e il contesto? Penso a I temp(l)i cambiano che è un’opera itinerante…

Be’, “I temp(l)i cambiano” è un’opera che è stata commissionata da Ecodom. Ecodom raccoglie i materiali
dismessi di casa, frigoriferi, lavatrici, televisori e io con questo materiale ho creato questo tempio che rappresenta il
cambiamento dei tempi perché si chiama “I temp(l)i cambiano”, ma vuole anche dire “I tempi cambiano” e quindi ho fatto un tempio a dondolo: non è più il mito del progresso a qualsiasi costo, ma è il mito nuovo, quello del
riciclo.

La Fondazione Pistoletto collabora con la Fondazione Zegna. Quali sono i progetti che avete in cantiere?

I progetti che abbiamo in cantiere sono parecchi, la collaborazione è nata addirittura quando io sono nato, perché mio padre ha fatto per Zegna una serie di dipinti che rappresentano la storia dell’arte della lana nel Medioevo. Poi
negli anni seguenti la guerra mio padre ha fatto di nuovo dei lavori con Zegna e successivamente i figli hanno cominciato a collezionare anche opere mie. Ultimamente abbiamo stabilito un rapporto tra la Fondazione Zegna e la Fondazione Pistoletto, lavoriamo sul rapporto tra la capacità operativa dell’industria e le possibilità che le industrie assumano degli impegni di tipo ecosostenibile.

Facendo un giro per la Fondazione abbiamo visto anche la sezione dedicata alla moda sostenibile, un progetto con Franca Sozzani…

Sì, la moda, l’architettura, ogni tipo di produzione ha una responsabilità sociale e quindi la moda è disegnata dai designer, ma proprio loro devono cominciare a capire che non basta il disegno, ci vuole anche il significato, la
sostanza e la sostanza sta nel tessuto. La scelta di un tessuto ecosostenibile farà bene alla salute di chi lo indosserà, farà bene al sistema produttivo ed economico perché si andrà sempre di più verso questa necessità di avvicinarsi anche con la tecnologia alla natura con prodotti naturali e garantiti in senso di sostenibilità. Adesso abbiamo una piattaforma di cinquanta industrie italiane delle quali ci stiamo occupando proprio per metterle in rapporto ai designer di modo che questi loro prodotti arrivano sul mercato.

Come sa, LifeGate è anche radio. Ha mai integrato la musica in qualche opera?

Lavoro da tempo con artisti della musica, ho fatto molte cose con Enrico Rava, con il jazz e ho fatto una serie di lavori con Gianna Nannini sul Terzo Paradiso, dove ho creato degli spazi in cui lei è intervenuta con il suono e la propria musica.

Ci può spiegare il progetto del “Terzo Paradiso”?

E’una forma, il disegno dell’infinito che non ha più solo due anse, ma tre: il terzo cerchio sta al centro ed è
l’unione dei due cerchi. Uno è il primo paradiso, il paradiso primitivo in cui l’uomo era totalmente integrato, mentre
l’altro, il secondo è il paradiso artificiale che ci ha portati al benessere e al malessere del nostro tempo. E’ venuto il
momento di integrare il primo e il secondo paradiso, cioè la natura e l’artificio: il terzo paradiso è questo ventre
procreativo tra i due paradisi in cui sta nascendo l’uomo del futuro.

 

Anche nell’opera che ha realizzato per la Fondazione
Zegna “La mela reintegrata” è sottesa questa
filosofia?

Sì, la mela è simbolo di natura. Questa natura è stata morsicata, è stato portato via un pezzo dalla natura che poi è diventato l’artificio. Oggi bisogna che questo artificio torni alla natura reintegrandola attraverso questo
riciclo perché la natura è riciclo. Noi interrompiamo questi sistemi di riciclo e dobbiamo recuperarli, infatti la mela
è di lana e la lana è l’espressione del riciclo perché la pecora copre l’uomo e poi ricopre se stessa, quindi compie due funzioni sempre riciclando. Questa è una meraviglia!

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