Ipotesi filtri solari

In tutto il mondo, i maggiori aumenti di melanomi si sono registrati proprio nei paesi dove l’uso dei filtri solari chimici

I dottori Cedar e Frank Garland dell’università della
California e i diversi autorevoli ricercatori Australiani sono i
maggiori oppositori dell’uso dei filtri solari chimici.
Essi affermano che nonostante le creme proteggano dalle scottature,
non ci sono prove scientifiche che proteggano anche dal melanoma
(carcinoma basocellulare).Anzi, sostengono che c’è una certa
evidenza che un loro uso regolare possa aiutare la prevenzione
della formazione della cheratosi attinica, un precursore del
carcinoma squamocellulare.

Gli scienziati americani e australiani, con i loro colleghi
norvegesi, ritengono che l’aumento dell’uso dei filtri solari
chimici sia la causa primaria dell’epidemia del tumore della
pelle.
La ragione può essere ricercata nel fatto che le persone
tendono a rimanere più a lungo sotto il sole poichè
non accusano scottature così da sviluppare un falso senso di
sicurezza. I filtri solari chimici sono formulati per assorbire
principalmente la radiazione UVB e lasciano passare gran parte dei
raggi UVA che penetrano più in profondità nella pelle
e sono fortemente assorbiti dai melanociti i quali sono coinvolti
sia nella produzione di melanina (per l’abbronzatura) che nella
formazione del melanoma; inoltre, gli UVA hanno un effetto
soppressivo sul sistema immunitario.

Molte creme hanno come ingrediente attivo il benzophenone,
un potente generatore di radicali liberi. Questo è attivato
dai raggi ultravioletti portando alla formazione di radicali liberi
che ricercheranno l’atomo a loro mancante sia fra gli altri
componenti del filtro solare che sulla superficie della pelle
provocando una reazione a catena che può portare alla
formazione di melanomi e ad altre forme di tumori della pelle. Un
altro ingrediente sospetto è l’octyl methoxycinnamate
(OMC)
che è presente nel 90% delle creme.

Una ricerca di scienziati norvegesi, pubblicata sul New Scientist
Magazine rivela che le cellule del corpo umano potrebbero subire
dei danni se una crema contenente OMC riuscisse a penetrare gli
strati esterni della pelle.

All’Harvard Medical School i ricercatori hanno scoperto
recentemente che lo psoralen, un altro generatore di
radicali liberi attivato dai raggi ultravioletti, è un
potente cancerogeno. Da questo studio è risultato che i
pazienti con psoriasi trattati ripetutamente con raggi UVA dopo
l’applicazione topica di psoralen hanno evidenziato un tasso di
carcinoma squamocellulare dell’83% più alto che nel resto
della popolazione.

Alcuni scienziati ritengono che i raggi UV provochino il cancro
della pelle attraverso l’effetto combinato della soppressione del
sistema immunitario e del danneggiamento del DNA.

Comunque l’esposizione ai raggi UV non è del tutto nociva.
Circa il 75% della vitamina D del nostro corpo è prodotta
dall’esposizione ai raggi UVB. Usando degli filtri protettivi
(anti-UVB) si abbassa drasticamente la produzione cutanea di
vitamina D3. Un basso livello di questa vitamina nel sangue
è collegato all’aumento del rischio di sviluppo di tumori al
seno e al colon e può accelerare la crescita del
melanoma.
Infatti, si è scoperto che i tassi più alti di
melanoma erano presenti nelle persone che utilizzavano regolarmente
le creme solari.

Articoli correlati