Istat: gli italiani e l’ambiente

L’Istat scatta una fotografia agli italiani e l’ambiente. In cinque flash, i dati sono contenuti nel rapporto “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”.

Gli italiani e
l’aria
Tre famiglie su dieci
l’inquinamento dell’aria è un problema
Nel 2012
il 35,7% delle famiglie italiane segnala problemi relativi
all’inquinamento dell’aria nella zona di residenza’. A dirlo il
rapporto dell’Istat ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il
Paese in cui viviamo’ a proposito dell’inquinamento dell’aria che
‘rappresenta uno dei principali problemi ambientali soprattutto in
ambito urbano’.
Il 18,5% delle famiglie lamenta anche la presenza di odori
sgradevoli. Tra le famiglie che evidenziano problemi di questo tipo
si registrano ‘diminuzioni sensibili nel Lazio’ sull’inquinamento
dell’aria e in Campania per gli odori sgradevoli. Nel 2012
l’inquinamento dell’aria e’ un problema per il 42,6% delle famiglie
del nord-ovest, con un picco in Lombardia (47,5%). Nel nord-est la
quota si attesta al 35%, con un picco in Veneto (38,5%) e la quota
piu’ bassa in Trentino-Alto Adige (28,1%). Tra le regioni del
centro, il Lazio, pur registrando una significativa diminuzione
rispetto al 2011, mostra il valore piu’ elevato (36,7%). Al sud la
situazione peggiore e’ quella della Campania, dove il 39,9% delle
famiglie dichiara di percepire problemi di inquinamento dell’aria;
segue la Puglia (36,9%) e la Sicilia (35,7%).

Gli italiani e
l’acqua
Più attenti all’acqua,
175 litri al giorno

Per il decimo anno consecutivo si riducono i consumi domestici
di acqua potabile. Nei comuni capoluogo il consumo di acqua
potabile nel 2011 è in media pari a 175,4 litri (64 metri
cubi) per abitante al giorno. Il calo rispetto all’anno precedente
pari al 3,7%, conferma la costante riduzione dei consumi di acqua
dovuta alla maggiore attenzione dei cittadini nell’utilizzo della
risorsa idrica. Nel lungo periodo la contrazione dei consumi
è stata di poco inferiore al 15% (era 206,1 litri per
abitante al giorno nel 2002). Nei comuni capoluogo di provincia il
consumo di acqua potabile fatturata per uso domestico ammonta a
1,16 miliardi di metri cubi (meno 3,4% rispetto al 2010). Il 15,5%
dei capoluoghi consuma tra i 200 e i 240 litri di acqua potabile
per abitante al giorno; circa la metà tra i 150 e i 200
litri; il 34,5% tra 100 e i 150. Solo Agrigento ha consumi
giornalieri inferiori ai 100 litri pro capite (96,2), a causa anche
delle interruzioni nella distribuzione dell’acqua; lo stesso
avviene in alcuni capoluoghi sulle isole. Tra i 18 comuni con i
consumi pro capite più elevati, in testa si piazzano Lodi e
Catania, rispettivamente con circa 240 e 230 litri al giorno. Tra i
grandi comuni, i consumi pro-capite giornalieri di acqua potabile
superano i 200 litri a Milano, Torino, Roma, Catania e Messina.
Negli altri grandi comuni la tendenza è verso la
diminuzione, soprattutto a Firenze (-10,7%) e Genova (-6,5%).

Gli italiani e i
rifiuti
Quasi la metà ancora in
discarica

Quasi la metà dei rifiuti urbani sono ancora smaltiti
in discarica. Nel 2010 il 46,3% del totale dei rifiuti urbani
raccolti su tutto il territorio nazionale, pari a 248,4 kg per
abitante, è finito in discarica. Questa quota diminuisce
rispetto al 2009 del 3,2%, pari a meno 15,7 kg pro-capite. La
gestione dei rifiuti ‘spacca’ il Paese: secondo l’Istat al nord
vanno in discarica poco più di 130 kg di rifiuti a testa
(25,9% raccolta nord-ovest, 23,5% nord-est); al Sud 327 kg per
abitante (pari al 66%); il valore sale a 379 kg per abitante nelle
regioni del Centro (circa il 62%). La regione che fa meno uso delle
discariche è la Lombardia (38,6 kg per abitante), seguita
dal Friuli-Venezia Giulia (73,8 kg). Le regioni peggiori, con
più di 400 kg pro-capite, sono invece Umbria, Lazio, Liguria
e Sicilia, dove si arriva a massimo di 483,3 kg per abitante. Le
maggiori riduzioni rispetto all’anno precedente sono avvenute in
Campania (-59,2 kg per abitante) e in Valle d’Aosta (-50 kg). Nel
2010 sono stati raccolti 537 Kg di rifiuti urbani per abitante, 3,5
kg in più rispetto all’anno prima. Il 35,3% del totale dei
rifiuti viene avviato alla raccolta differenziata (più 2%
sul 2009). Il nord-est detiene il primato con il 52,7%.

Gli italiani e la
CO2
Emissioni in salita del 2%, si
allontanano gli obiettivi di Kyoto

Nell’arco di 20 anni – spiega l’Istat – la variazione di
emissioni di gas serra per i Paesi dell’Europa a 15 è stata
negativa, pari a meno 10,6% rispetto al 1990 (anno di riferimento);
“la riduzione complessivamente conseguita dall’Italia è del
3,5%”. L’Europa a 27 registra una riduzione del 15,4% delle
emissioni. In base al target del protocollo di Kyoto per il periodo
dal 2008 al 2012, “nel terzo anno di monitoraggio sono 8 i Paesi”
che mostrano livelli di emissioni “in linea con il raggiungimento
degli obiettivi: Regno Unito, Francia, Germania, Grecia, Svezia,
Portogallo, Belgio, Irlanda”; i restanti nel 2010 hanno fatto
registrare “un incremento delle emissioni in atmosfera”: le
peggiori sono il Lussemburgo e l’Austria; meno accentuati i Paesi
Bassi e l’Italia. A livello regionale, nel 2005, la Sardegna fa
registrare le più alte emissioni pro-capite di gas serra (16
tonnellate di CO2 equivalente per abitante), seguita dalla Puglia
(15,3 tonnellate) e dalla Liguria (14,0 tonnellate). I valori
più bassi sono nelle Marche (6,9 tonnellate), in Calabria (6
tonnellate) e in Campania (3,9 tonnellate). Raffrontando i dati del
periodo che va dal 1990 al 2005, solo cinque regioni hanno ridotto
le emissioni di gas serra per abitante: Liguria (meno 18%),
Campania (meno 9,6%), Veneto (meno 6,6%), Calabria (meno 4,3%) e
Lazio (meno 0,4%).

Quanto spendono le regioni per
l’ambiente
72 euro pro capite, in
diminuzione rispetto all’anno precedente

La spesa ambientale delle amministrazioni regionali nel 2010
ammonta in media a 71,6 euro per abitante. E’ destinata per il 63%
alla protezione dell’ambiente (perlopiù inquinamento e
degrado), per il 37% all’uso e gestione delle risorse naturali
(protezione degli ecosistemi). Nello stesso periodo viene
registrata una diminuzione (rispetto all’anno prima) del valore
della spesa ambientale pro-capite erogata in media dalle regioni
del nord-ovest, del nord-est e del Sud (rispettivamente meno 1%, 7%
e 25%). Le regioni del centro fanno registrare mediamente un lieve
aumento della spesa ambientale pro-capite (più 2%).
Concentrandosi soltanto sulle spese per la protezione
dell’ambiente, le amministrazioni regionali del nord-est e del Sud
destinano in media la quota più elevata ad interventi di
protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e
delle acque di superficie; quelle del nord-ovest e del centro ad
interventi di tutela della biodiversità e del
paesaggio.

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