Italia e Inghilterra verso un’ economia dell’idrogeno

Il problema principale a cui bisogna necessariamente porre rimedio: l’aumento incontrollato della CO2 nell’atmosfera. Soluzioni? Indirizzarsi verso l’ economia dell’idrogeno .

Italia e Inghilterra verso un’ economia dell’idrogeno .

Si è svolto presso Villa Wolkonsky, la residenza
dell’Ambasciatore britannico a Roma, il seminario “Italy and the
United Kingdom towards a hydrogen economy”, un’occasione per
discutere sull’economia dell’idrogeno con David King, Chief
Scientific Adviser del Primo Ministro Tony Blair, e Roy Eaton,
Techinal Director Fuel Cells and hydrogen del Department of Trade
and Industry of UK.

Quello che si scopre subito è che in realtà l’Inghilterra non ha un vero e proprio programma in merito, o meglio, non ha fissato una data precisa dalla quale iniziare l’utilizzazione dell’idrogeno come fonte energetica su larga scala.
Questo non ci deve scandalizzare perché nessun paese
europeo, a parte l’Islanda, ha fissato quest’inizio. Proprio il
paese islandese rappresenta un banco di prova a cui l’Inghilterra
guarda con estremo interesse. In Islanda i 2/3 del fabbisogno
energetico è già ottenuto da fonti di energia
rinnovabile. Adesso, il governo ha deciso di diventare la prima
società non oil (senza carburanti fossili) al 100%, coprendo
quindi quell?1/3 rimanente con l’idrogeno ricavato dalla geotermia.
180.000 veicoli, le flotte dei bus urbani e tutte le imbarcazioni
per la pesca, saranno convertiti ad idrogeno. Nel 2006 sarà
inoltre varato il primo transatlantico al mondo alimentato ad
idrogeno.

In realtà una data David King l’ha fornita, affermando
che nella stesura del 2003 del Libro Bianco del 2003, nel 2050 le
emissioni di CO2 dovranno ridursi del 60%.
E’ questo infatti il problema principale a cui bisogna
necessariamente porre rimedio: l’aumento incontrollato della CO2
nell’atmosfera che, sottolinea David King, era già stato
previsto nella fine dell?ottocento dal premio nobel svedese
Arrhenius. I dati infatti non ammettono scusanti: le trivellazioni
nelle calotte di ghiaccio in Antartide hanno mostrato che siamo
passati dalle 200 parti per milione di CO2 di 800.000 anni fa alle
attuali 378 parti per milioni e arriveremo, se non prendiamo i
giusti provvedimenti a superare la barriera, delle 500 parti per
milione.

Allo stesso tempo vediamo che in UK, ed in Italia, si ha un
aumento spropositato dell’uso dell’automobile privata, scelta dal
cittadino come mezzo principe per i suoi spostamenti. L’impegno di
un governo deve essere necessariamente quello di aumentare
l?offerta del trasporto pubblico ma anche soddisfare questa
esigenza, o meglio, desiderio dei cittadini, cercando però
di rende l’automobile un mezzo ad impatto ambientale zero. Da qui
nasce l’obbligo di puntare, insieme all?Italia, sull?economia
dell’idrogeno.

In quest’ambito la sfida si articola su due punti: la
produzione, che deve avvenire assolutamente da fonti energetiche
rinnovabili, e lo stoccaggio. In queste due direzioni David King,
evidenzia l’impegno delle università inglesi, come
testimoniano
gli importanti studi sui nanotubi di carbonio
. E come,
aggiunge Roy Eaton, lo sviluppo dei programmi:
– SUPERGEN, che prevede la formazione di consorzi misti
universitari per lo studio della produzione dell?idrogeno e delle
celle a combustibile;
– DTI (Advanced Fuel Cell Programme) che dal 1992 ha finanziato ben
156 progetti per un totale di 12,4 milioni di sterline.
Anche il settore privato è molto attivo in questo campo e
sono ormai settanta le aziende che si occupano in UK dello sviluppo
delle tecnologie legate all?idrogeno. Tra queste c?è la
Rolls Royce che prevede di realizzare la prima vettura commerciale
alimentata ad idrogeno entro i prossimi 20 mesi. L?obiettivo
è molto ambizioso e per essere raggiunto bisognerà
necessariamente ridurre i costi della produzione delle celle a
combustibile. Per far questo la casa automobilistica ha scelto di
avvalersi della partnership scientifica dello staff del prof.
Massardo del Dipartimento di Sistemi Energetici
dell?Università di Genova.

E per quello che riguarda le infrastrutture?
All’inizio l’idrogeno sarà utilizzato solamente dalle flotte
e quindi sarà facile costruire degli impianti di
distribuzione “ad hoc”. Per quello che riguarda il futuro, David
King paragona l’aspetto infrastrutturale a quello che è
successo con la new economy: quando la bolla è scoppiata nel
2001 non è andato tutto perduto. Le infrastrutture e le
conoscenze sono rimaste come patrimonio culturale e tecnologico.
Quindi se, nella peggiore delle ipotesi, un domani l?economia
dell?idrogeno, dopo aver sostenuto ingenti sforzi economici,
avrà una bolla, e se questa scoppierà, lascerà
un sistema di infrastrutture che in ogni caso sarà
utilizzabile dai cittadini.

Alessandro Marchetti Tricamo

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