Italia, siti Unesco a rischio di cancellazione

Alcuni dei siti italiani dichiarati Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco sono in pericolo, minacciati da turismo di massa e edilizia irresponsabile.

L’Italia è il paese al mondo con più siti
dichiarati Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco,
sono ben 41: dai centri storici di Roma, Venezia e Firenze ai Sassi
di Matera, alle isole Eolie. Ebbene, l’organizzazione che fa capo
alle Nazioni Unite sta tenendo formalmente sotto osservazione
alcuni di questi siti, che rischiano di essere cancellati da questa
prestigiosa lista. L’allarme è stato lanciato da Giovanni
Puglisi, presidente della Commissione italiana per l’UNESCO e
rettore dell’Università IULM di Milano.

La cava di pomice a Lipari, i centri storici snaturati dal
turismo di massa,
villette con piscina pronte ad essere edificate
nelle
Cinque Terre, l’autostrada progettata sulle Ville Palladiane che
distruggerà
giardini e paesaggi
… L’ultima notizia arriva da
Matera, dove Legambiente ha denunciato la costruzione di un
parcheggio sotto i Sassi, inseriti nella lista dell’Unesco nel
1993.

Proprio mentre questo allarme rimbalza sui mass media arriva

una proposta che ha suscitato polemiche
, ovvero
l’estensione della regola del silenzio-assenso anche alle aree di
territorio
sotto vincoli ambientali e culturali
. Di che si
tratta? Finora chi vuole costruire, restaurare o ristrutturare
edifici in aree protette deve avere un’autorizzazione scritta del
ministero (dell’Ambiente o dei Beni Culturali, a seconda del tipo
di vincolo). La richiesta va fatta al ministero stesso. Ebbene ora
il ministro per la funzione pubblica Luigi Nicolais propone di
introdurre il silenzio assenso: se il ministero non risponde, il
vincolo è aggirato.

Chi critica questa proposta sostiene che, tenuto conto della
cronica scarsità di personale delle Soprintendenze e della

mancanza di fondi
, il risultato sarebbe scontato:
nessun controllo, libertà di edificare ovunque, scempio di
siti d’interesse archeologico, costruzioni in ogni dove, spiagge
comprese.

Il vespaio sollevato da questa polemica sembra però aver
fatto effetto: l’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi ha dichiarato
che l’allargamento della regola del silenzio assenso non si
farà perché la maggioranza di governo è
contraria.

Claudio
Vigolo

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