Italia, terra caliente!

L’Italia

La temperatura in Italia è aumentata di più
rispetto al resto del globo. L’intervento del ministro
dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio alla
Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici
, il 12
settembre, ha fatto scalpore.

Poi, il giorno dopo, il chiarimento. La temperatura non è
4 volte più alta, ma lo è solo di un quarto; inoltre
il problema non riguarda solo il nostro Paese, ma anche tutto il
bacino del Mediterraneo.

Ecco i dati: per il CNR, negli ultimi 150 anni (1865-2003) la
temperatura in Italia è salita di 1 grado centigrado, mentre
in media, nel resto del mondo, è salita di 0.74 gradi.
Dunque una discrepanza di soli 0.26 gradi.

Inoltre, secondo
l’IPCC
, che ha preso in considerazione le temperature
medie delle varie regioni del globo negli ultimi 100 anni (dati
1906-2005), il problema non riguarda solo lo Stivale, ma anche il
resto dell’Europa centro-meridionale (il bacino del Mediterraneo,
quindi).

Enfatizzazione iniziale a parte, in ogni caso, il problema del
riscaldamento globale è un fatto reale. Che, secondo il
Ministro dell’Ambiente, costa ogni anno all’Italia ben 50 miliardi
di euro (di cui: tra 3 e 5 mld per tagliare i
gas serra
e rispettare il protocollo di
Kyoto
e 1.5-2 mld per le misure di adattamento).

Ricordiamo, infatti, che l’innalzamento della temperatura di un
solo grado può portare a
sconvolgimenti climatici consistenti
.
Ecco perché il Ministero ha deciso di stilare una lista in
13 punti, 13 azioni concrete da mettere in atto il prima possibile
per un “adattamento sostenibile” al clima che cambia.

Chiara
Boracchi

Ecco le “cose da fare” per un adattamento sostenibile:

1.RICERCA: Avviare una vasta opera di ricerca delle maggiori
criticita’ connesse agli effetti del cambiamento climatico e
produrre un rapporto annuale di monitoraggio;

2.INCENTIVI: fornire incentivi sul risparmio energetico nel
settore residenziale e per la bioedilizia;

3.CONSUMI: incentivare nuove forme di consumo compatibile con le
esigenze dell’adattamento climatico a cominciare dall’etichettatura
idrica di beni e prodotti.

4.ACQUA: adeguare la gestione delle risorse idriche ai
cambiamenti climatici, attraverso il risparmio di acqua per
l’agricoltura ed evitando lo sfruttamento delle falde in
prossimita’ delle zone di grande valore naturalistico

5.AGRICOLTURA: difendere i prodotti tipici italiani sostenendo
l’agricoltura di qualita’ e biologica e incentivando colture
resistenti alla minore disponibilita’ d’acqua

6.COSTE: mettere in sicurezza le coste italiane; adeguare le
regole urbanistiche sulla linea di costa, ripensando le
infrastrutture e ripristinando le dune costiere e le zone umide

7.FRANE E ALLUVIONI: rispondere all’atteso aumento della
frequenza e gravita’ degli eventi estremi sistemando e rimettendo
in sicurezza le aree a maggior rischio idrogeologico

8.MARE: provvedere ad un’azione di gestione sostenibile delle
risorse marine; avviare meccanismi per lo sviluppo della pesca
sostenibile; mettere a punto un piano di recupero dei fiumi

9.MONTAGNA: incoraggiare un turismo meno legato alle esigenze
sciistiche;

10.SANITA’: inserire nelle strategie sanitarie la variabile dei
nuovi rischi collegati al clima, sia per quanto riguarda la
localizzazione che il funzionamento delle strutture sanitarie

11.METEO: mettere a punto un sistema efficiente di ‘early
warning’ (preallarme) metoclimatico nelle aree a maggior rischio
alluvioni e frane

12.PARTECIPAZIONE: aumentare il livello di partecipazione dei
cittadini lanciando iniziative di sensibilizzazione, come la
realizzazione di un ‘Climate day’ nel giorno della ratifica del
Protocollo di Kyoto

13.LAVORO: realizzare forme di incentivi ambientali per il
lavoro e le imprese anche in relazione alle nuove forme della
contabilita’ ambientale.

(Fonte ANSA)

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