Tremonti vende tutto

Il decreto Legge Tremonti mette all’asta i beni demaniali dello Stato. A rischio svendita il patrimonio storico, artistico e ambientale del nostro paese.

Forse già dai prossimi mesi, increduli scopriremo di non poter più accedere alla nostra spiaggia preferita o passeggiare nella riserva naturale appena fuori città. Sul portone di quel piccolo e delizioso museo di arte barocca un po’fuori mano e sconosciuto ai più, troveremo forse un bel videocitofono con tanto di cartello che avverte “Proprietà privata”. Per non parlare poi di centinaia di chilometri di coste e scogliere meravigliose che sono tutt’uno con il mare e l’infinito, probabilmente saranno cedute anch’esse a privati e gruppi finanziari. Ad occuparsene, quindi, non sarà il Totò truffa che vende la Fontana di Trevi, ma la Patrimonio dello Stato Spa gestita dal Ministero dell’Economia e la Infrastrutture Spa, gestita dalla Cassa depositi e prestiti. Sono queste le due nuove società istituite con il decreto Legge Tremonti cosiddetto salva-deficit del 15 giugno, che dovranno gestire le proprietà dello Stato e rendere pertanto alienabili palazzi storici, edifici di pregio artistico, spiagge, boschi, aree naturalistiche. Un’operazione il cui valore è stimato in 2 mila miliardi di euro. Quanto basta per fare cassa e avviare gli ambiziosi progetti di rilancio delle grandi infrastrutture promesse dal governo in campagna elettorale. Il ministro Tremonti sostiene che la Patrimonio Spa non serve a vendere beni immobili, quanto a valorizzarli, e cioè a far sì che non rappresentino più un costo per lo Stato. Poi aggiunge che si tratta della vendita di beni artistici che nessun privato vorrebbe a garanzia. In altre parole, non verranno messi all’asta il Colosseo, la laguna di Venezia o gli altri grandi tesori italiani, ma, poiché il decreto non lo impedisce esplicitamente, di fatto c’è il rischio di una sdemanializzazione indiscriminata di tutti gli altri beni della collettività, meno conosciuti ma altrettanto preziosi. Il governo non ha risposto ancora con chiarezza al monìto del presidente Ciampi e alle proteste delle associazioni ambientaliste: questi ultimi hanno espresso forti dubbi sui criteri di gestione, alienazione e cartolarizzazione della Patrimonio Spa mentre il Presidente ha chiesto garanzie per il patrimonio comune di tutto il paese. Alcuni punti fondamentali del provvedimento restano ambigui e confusi. Così il decreto non stabilisce alcun criterio di individuazione di beni alienabili ai privati, né si preoccupa di quelli di interesse pubblico con garanzia di tutela e pubblica fruizione. Tantomeno contempla un censimento di tutti i beni demaniali sottoposti al vincolo di tutela del Ministero dei BB.CC. C’è da aggiungere che con la nuova legge quadro sull’ambiente, il governo ha già previsto di cancellare l’obbligo finora valido di richiedere ai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali un parere di impatto ambientale al fine di valutare eventuali implicazioni sull’ambiente antropico e sui beni paesaggistici, determinate da lavori infrastrutturali. Con il decreto Tremonti scompare anche questa certezza. Maurizio Torretti

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