Jimi Hendrix nel ricordo di Fabio Treves

Il nostro bluesman preferito (nato il 27 novembre, come Hendrix) ricorda il genio della chitarra elettrica a quarant’anni dalla morte; e lo fa partendo da quella sera in cui, con un Fabio diciottenne, Hendrix arrivò in Italia.

Jimi Hendrix, il grande, Jimi il Sagittario, nato il 27 Novembre, la
data in cui il mitico Robert Johnson nel 1936 registrò gran
parte dei suoi brani più famosi, Jimi il trasgressivo, il
“mezzosangue”, quello che spaccava le sue stupende chitarre o le
bruciava sul palco.

Questo mi aspettavo in quel lontano (ma assai vivido nella mia
memoria) 23 maggio del 1968 al Piper Club di viale Alemagna di
Milano. Mi trovai di fronte un ragazzo quasi timido, non altissimo,
magro, dalle lunghe mani affusolate e ben curate, con la sigaretta
perennemente nella mano, una giacca floreale di raso, i capelli con
una leggera “meche” che dava sul biondo in quella sua famosa testa
cotonata. Aspettavo il concerto da tempo, me ne ero andato per le
vie di Milano a ritagliare i poster che annunciavano il concerto,
ed ero stato anche fermato dalla “pula” con un taglierino in mano e
lo sguardo inebetito!

 

Ci vorrebbe un libro per raccontare tutto ciò che
ricordo di quella sua “storica” esibizione meneghina, ci vorrebbero
parole che ancora non ho trovato per far capire a tutti voi cosa ho
provato a trovarmelo a mezzo metro, a farmi immortalare con lui, a
farmi firmare un tovagliolo di carta bianco, e a fotografarlo a
pochi centimetri da quei suoi pantaloni di velluto a “zampa
d’elefante”. Vi posso solo dire che ancora oggi mi viene la pelle
d’oca, anzi un fremito… oddio la febbre!

 

Di quella sera, ahimè, rimangono solo pochi scatti in
bianco e nero, il resto è andato perso tra traslochi e
“furti” da parte di “amici lestofanti”.

Poi lo rividi all’Isola di Wight, due anni dopo, nel suo
ultimo show… scusate ma qui le lacrime stanno rovinando la
tastiera del mio pc.

Grazie Jimi, sei stato avanti musicalmente di quasi 50 anni,
capisco perché non ti sei trovato in quel mondo così
“materiale ed avido”, sono sicuro che anche adesso sei “avanti”
mentre stai suonando, in buona compagnia, quei struggenti Blues che
hai amato tanto.

 

Un abbraccio a tutti voi dal vostro Puma in missione per conto
del Blues!

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