Kurt Vile – Smoke Ring For My Halo

Chitarre acustiche e disagio. Il cantautorato underground ha trovato un nuovo eroe: Kurt Vile si esprime al massimo nel disco Smoke Ring For My Halo.

I suoi tre lavori precedenti sono passati sotto traccia. Smoke Ring
For My Halo, invece, è sulla bocca di tutti, dai social
network a NME. È considerato un capolavoro, un progetto che
ricorda da vicino la colonna sonora di Into The Wild firmata Eddie
Vedder. Dalla copertina in bianco e nero, in cui Kurt è
seduto su un divano con il volto coperto dai capelli, non è
difficile immaginarlo in un viaggio on the road che inizia dalla
sua città natale, Philadelphia, per quelle strade divenute
celebri nel pezzo di Springsteen.

E non è un caso, perché Vile è stato accostato
proprio a Bruce per il sapore classico di cui l’intero album
è pervaso: 10 ballate costruite su un notevole talento
musicale giocato con il fingerpicking, di cui Baby’s Arms è
forse l’esempio migliore, variato dall’elettricità di Puppet
To The Man e puntellato con percussioni dal forte timbro
minimalista. Smoke Ring For My Halo ha lo spessore dei grandi
album, senza averne la pretesa, perché Kurt rimane legato
alla dimensione indie dalla quale proviene con canzoni che rendono,
alla grande, il senso di disagio verso la società:
«Society is my friend / He makes me lie down / In a cool
blood bath / Oh, society».

Un disagio che ricorda un’altra Society: «Society, you’re a
crazy breed / I hope you’re not lonely, without me». Eddie
Vedder, Into The Wild.
Marcello Marabotti

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