Kyoto: ratifica la Russia

Il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto nella sola Europa occidentale comporterebbe, oltre ai benefici ambientali, anche un calo delle spese legate al controllo e alla riduzione dell’inquinamento pari a circa 6,6 miliardi di euro l’anno.

Si apre uno scenario completamente diverso poiché tra i
125 Stati che hanno già ratificato il Protocollo si è
raggiunto il 44,2% delle emissioni climalteranti prodotte dai Paesi
aderenti. Con la Russia si raggiunge il 61,6% delle emissioni
prodotte, ecco dunque che il 55% delle emissioni dei Paesi, quorum
necessario per l’attuazione del Protocollo, è ampiamente
raggiunto (i paesi che non hanno obblighi di riduzioni sono quelli
in via di sviluppo tra i quali anche India e Cina).

In Italia il superamento delle emissioni lorde di gas
climalteranti ha superato i 545 milioni di tonnellate. Rispetto ai
508 milioni di tonnellate del 1990 c’è quindi una crescita
del 7,3% (il Regno Unito invece ha ridotto le emissioni del 12,4%,
la Germania addirittura del 17,7%) che smentisce seccamente
l’obiettivo che l’Italia si era dato aderendo al protocollo di
Kyoto: -6,5%.
Quindi in valore assoluto un incremento del 13,8%.

Lo scenario che va a delinearsi con la ratifica della Russia
pone tutte le premesse per un ipotetico cambiamento di linea degli
Stati Uniti. Produttori di più di un terzo delle emissioni
globali (36,1%), gli Usa non accettano l’idea stessa sulla quale si
basa il protocollo di Kyoto, cioè che il cambiamento del
clima sia da ricondurre alle crescenti emissioni di anidride
carbonica. quanto piuttosto che dipenda da un cambiamento
“ciclico”, non relazionabile alle attività umane.

Il protocollo di Kyoto
prevede dei carbon credits
, cioè un sistema per
cui i paesi e le aziende che producono più inquinamento
possono rimediare acquistando dei “bonus”. Forse la Russia,
previdentemente, ha deciso di vendere agli altri stati dei crediti
di carbonio…

Tomaso
Scotti

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