Kyoto: yes, we can!

Il 13 febbraio si

Dopo tanti giorni di pioggia nel cielo splende finalmente il
sole, che entra dalle finestre della Fondazione per lo Sviluppo
Sostenibile e dà al tavolo della conferenza sul post-Kyoto
una luce di speranza. E questa speranza può fare uno step
avanti diventando aspettativa con Barack Hussein Obama. È
nelle sue mani una delle chiavi per aprire al nostro pianeta la
porta per un futuro migliore.

13 febbraio 2009, ore 12: in attesa dell?intervento del
Presidente della Fondazione Edo Ronchi, i giornalisti intervenuti
alla conferenza leggono i dati e le informazioni presenti nel
dossier stilato dalla Fondazione stessa. Intanto si parla delle
rivoluzioni nel corso della storia e di quell’evoluzione necessaria
dell?uomo nel suo rapporto con l?ambiente. Al tavolo però
sembra si respiri un certo pessimismo.

“Il Protocollo di Kyoto è stato un primo passo necessario,
ma assolutamente insufficiente” evidenzia Edo Ronchi durante la
conferenza. Complessivamente lo scenario non è dei
più rassicuranti: le emissioni mondiali di gas serra dal
1990 sono fortemente aumentate, soprattutto a causa di Paesi non
OCSE (come Cina ed India).

Serve uno sforzo ben più deciso per mitigare la crisi
climatica. Viene sottolineato che a contribuire non poco a questi
risultati è stato il mancato impegno del precedente governo
degli Stati Uniti. Ora però le aspettative per il nuovo
trattato post-Kyoto sono radicalmente migliorate con l?elezione di
Obama, un presidente giovane e sensibile alla questione. Edo Ronchi
elogia il maggiore impegno per il clima della nuova amministrazione
e confida in una nuova filosofia politico-economica
esportabile.

“Yes, we can”, sembra dire Ronchi in chiusura, lasciando
trasparire così un cauto, moderato ottimismo. Nel dopo Kyoto
fondamentale sarà la conferenza di Copenhagen, prevista per
il prossimo dicembre. Il punto più importante dell?agenda,
fino ad ora trascurato, sarà quello della governance globale
dell?ambiente: una visione più unitaria delle politiche e
sanzioni più efficaci. Gambe in spalla allora, c?è
tanto da fare.

Massimo Andreozzi

Articoli correlati