L’acqua del rubinetto

E costa pochissimo. Proprio quella che quotidianamente sgorga dai rubinetti del capoluogo lombardo.

L’acqua
di Milano proviene da una delle tre falde sotterranee (quella
più profonda), alimentata costantemente dalle acque
percolanti nel sottosuolo, che lentamente scendono a valle dalle
Prealpi.

Tutta la rete idrica è composta di 2338 km di tubi (pari
circa alla distanza tra Roma e Lisbona), di 28 centrali e di 400
pozzi, collegati a tutta la rete. L’intera struttura eroga
250 milioni di litri l’anno, pari a 550 litri
disponibili a testa, ogni giorno.

Controllando una qualsiasi etichetta di una qualsivoglia marca
di acqua imbottigliata, si noterà che i controlli sono
effettuati in media ogni due anni (per legge devono essere eseguiti
ogni cinque), mentre per l’acqua erogata dall’amministrazione
pubblica, si parla di 28 mila controlli annui.
Quale delle due, quindi, è più sicura?

Per quanto riguarda il costo poi, si parla di 0,46 €/mc,
una delle tariffe più basse d’Europa. A Berlino l’acqua si
paga 5 €/mc, mentre a Parigi, il prezzo si attesta sui 2,5
€/mc.

Se poi non si sopporta il fastidioso odore di cloro, basta
lasciarla decantare in una brocca per cinque minuti, il cloro si
volatilizza a contatto con l’aria. Inoltre si possono trovare in
commercio dei semplici filtri da applicare ai rubinetti.

Da aggiungere che in Italia si consumano ogni anno 30 milioni di

bottiglie di plastica
(siamo i maggiori consumatori al
mondo), che se non accuratamente raccolte, finiscono in discarica,
dove occorrono un migliaio d’anni per lo smaltimento, mai
totale.

Il messaggio è semplice: l’acqua dell’acquedotto è
buona, è economica, è accessibile a
tutti e non produce rifiuti da smaltire.

Rudi
Bressa

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