L’alba di una nuova moda

Industria trainante per l’italia, terza industria mondiale, il tessile e la moda…

Milano, la capitale mondiale del pret-a -porter quest’anno ha
scoperto la propria coscienza ecologica. Facciamo un passo
indietro.

Sono passati solo 7 anni da quello scandalo clamoroso che
coinvolse le maggiori case di moda (Tommy Hilfiger, DKNY, Calvin
Klein) orari di lavoro massacranti, lavoro minorile. Si scoprirono
in estremo oriente tra Tai-Pei Timor Est, India e Thailandia i
“Sweat Shops” le fabbriche del sudore, schiavitù e
condizioni di lavoro pietose.

In solo 7 anni, per fortuna, troviamo che la musica cambia. Non
solo abbiamo sentito parlare di cotone biologico, ma ora le case di
moda ed i designer d’avanguardia cercano proprio li il valore
aggiunto ad un settore, che nonostante i fatturati è
comunque in calo rispetto al ventennio 80-99.

Oggi:
Alla settimana della moda milanese, presso il salone White, per la
prima volta si è creato uno spazio dedicato ai designer
sostenibili. LifeGate c’era e ne ha incontrati un po ‘.
Kathrine Hamnett è stata la prima, si presentò nel
1989 al corte di Margareth Tatcher con una maglietta che diceva a
lettere cubitali “58% Don’t want pershing” (Proliferazione
nucleare), oggi quella della Hamnett è più una
battaglia da ONG che non quella di una casa di moda.

Nelle sue parole ci ha spiegato che una volta scoperti danni
delle coltivazioni di cotone e delle condizioni di lavoro degli
operai il suo sogno di designer è crollato come un castello
di carte. Oggi sul loro sito si possono trovare le stesse magliette
a caratteri cubitali, di altissima qualità e non solo anche
una campagna per un nuovo tipo di energia solare e molto altro.

Non solola Hamnett ora i uovi “cosciouss-designers” puntano
tutto su qualità e sosteniibilità. La linea
Italo-Britannica “From Somewhere” crea bellissimi abiti di
maglieria usando solo materiali di recupero da 6 fabbriche italiane
di tessile. “Kuyichi” brand Olandese produce solo da cotone
biologico peruviano aiutando ed educando le comunità che lo
lavorano.

I Jeans “Del Forte” producono da cotono bio coltivato in america
e compensano il costo al dettaglio levando i ricarichi del designer
e devolvendo al “Sustainable cotton project” ONG Americana.
O ancora “Terraplana” che crea scarpe comodissime con la sola fatta
di copertoni riciclati e le fodere interne di vecchie camice.

Il cotone ad oggi è tra le colture più nocive,
occupa il 10% delle colture mondiale ed usa il 25% dei pesticidi
mondiali. Le conseguenze sono gia catastrofiche.
Il nuovo consumatore vuole indossare qualcosa di bello anche nella
sua manifattura e no n pi qualcosa per cui bambini hanno dato la
loro infanzia, e adulti malformazoni o morte.

Una nuova moda non solo è possibile anzi gia esiste.
Parlando Frank-a-mente, tocca a noi scegliere. Con stile..e
testa.

Special Thanks: Mseventy e Max Bizzi

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