L’altro volto della Birmania

Luccicanti laghi incontaminati, foreste rigogliose, popoli sorridenti e città ricche di storia. Con l’ombra incombente della dittatura. Siamo in Birmania.

È sempre difficile parlare della Birmania da quando vige nel
Paese una terribile dittatura, che viola costantemente i diritti
umani. Solo il coraggio di una donna apparentemente fragile, Aung
San Suu Kyi, può dare speranza a questa nazione dimenticata
dai “Grandi della Terra”. Forte e contradditorio il dibattito sulla
questione del turismo in Myanmar, nome ufficiale dopo
l’instaurazione del regime di Rangoon: ognuno decida secondo le
proprie idee e principi. Malgrado la situazione politica, è
giusto ricordare gli splendori naturalistici e architettonici di
questo angolo dell’Asia. È importante non isolare la
Birmania, riportandola al centro di articoli, anche di viaggio come
in questo caso.

La capitale Rangoon, grande, caotica e rumorosa, racchiude
meravigliosi templi Buddhisti. “Tra questi non si può
perdere la straordinaria Shwedagon Paya, la Pagoda d’oro, il tempio
più bello di tutto il Myanmar”, racconta Selene Calloni
Williams, psicologa, scrittrice, yogina, profonda conoscitrice di
questa terra, avendola visitata numerose volte come ricercatrice
spirituale. La Birmania è terra del buddhismo Theravada,
ovvero la “Via degli anziani”, originatasi circa 100 anni dopo la
morte del Buddha (483 a.C. circa), quindi più vicina agli
insegnamenti del Buddha rispetto alla scuola Mahayana, il “Grande
veicolo”, più universale e aperta.

 

Anche Mandalay è un centro dove è diffusa la
presenza buddhista. In questa capitale culturale del Paese, ricca
di templi e pagode, la spiritualità, le arti e l’artigianato
si intrecciano. Nel centro della città sorge una collina
considerata sacra – Mandalay Hill – che dall’alto dei suoi 236
metri offre un panorama spettacolare sulla città.

 

Luogo incantevole è poi il lago Inlay, caratterizzato
da un paesaggio poetico quasi sospeso nel tempo, dove si scorgono
palafitte e orti fluttuanti.

Inlay, definita la Venezia birmana, è famosa per i suoi
abitanti, gli Intha, che vivono in villaggi realizzati sopra le
acque del lago, in palafitte, che ricordano un’epoca remota. Gli
Intha, dediti prevalentemente alla pesca, hanno adottato una
tecnica ingegnosa: con una mano manovrano le tipiche reti da pesca
a cono, mentre con un piede spingono la piroga. Un modo per
razionalizzare tempo, energie e risorse.

 

Accanto alla forte spiritualità, la Birmania conserva
le sue tradizioni etniche. “Kyaing Tong, centro principale della
regione di Shan, è culla di antichi culti animisti e rituali
sciamanici. Vi sono villaggi ed etnie antichissime come quella
degli Akha, che indossano costumi straordinariamente elaborati. I
visi sono interamente tatuati e i bambini giocano tra le capanne e
i totem”, spiega Selene Calloni Williams, autrice del libro Le
Carte dei Nat (Edizioni Mediterranee), in cui oltre alla
psicogenealogia viene illustrata la spiritualità birmana
attraverso un documento video girato in Myanmar.

 

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