L’Amazzonia che non ti aspetti

Eccola l’Amazzonia che non ti aspetti: organizzata, sviluppata ma soprattutto perfettamente in armonia con l’ambiente che la circonda.

Eccola l’Amazzonia che non ti aspetti: organizzata, sviluppata
ma soprattutto perfettamente in armonia con l’ambiente che la
circonda.

La scoperta viene da un gruppo di ricercatori guidati dal
professor Michael Heckenberger dell’Università della
Florida, che, insieme ai colleghi brasiliani e ad un membro della
comunità indigena Kuikuro del Mato Grosso, ha portato alla
luce i resti di antiche comunità, in tutto simili alle polis
greche.

Mentre in Europa si era in peno Medio Evo, qui i piccoli centri
crescevano e prosperavano: sono state trovate tracce di dighe e
bacini artificiali, probabilmente utilizzati per l’allevamento di
pesci, ma anche ampi spazi aperti e grandi cumuli di compost.
Comunità molto vicine al concetto odierno di sviluppo
sostenibile. Ogni comunità aveva una strada, tracciata
sempre in direzione da nord-est a sud-ovest, orientata
perfettamente lungo la linea del solstizio d’estate.

“La posizione e l’orientamento degli insediamenti sono
indicativi della pianificazione urbanistica e dell’organizzazione
politica degli abitanti – afferma Mike Heckenberger – e
sottolineano il loro alto grado di urbanizzazione”.

Una fotografia in bianco e nero che capovolge l’idea di un’area
totalmente integra ed incontaminata e soprattutto inospitale e
difficilmente colonizzabile.

Il massimo sviluppo di queste concentrazioni urbane si ebbe tra
il tredicesimo ed il sedicesimo secolo, quando i colonizzatori
europei e le malattie da loro portate decimarono la popolazione,
riducendola di almeno due terzi. La natura si riprese poi i propri
spazi, nascondendo gli insediamenti e preservandone le tracce, come
un premuroso custode.

Rudi
Bressa

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