L’asfalto, simbolo dello sfregio ambientale

L’Italia, il Belpaese,

Quando si deve immaginare una vicenda di degrado ambientale, la
protesta per la rovina di una dorsale o il conflitto ambientale con
una comunità locale, quasi sempre, in Italia, si pensa al
“raddoppio di carreggiata”, alla costruzione di un nuovo nastro
d’asfalto, l’allargamento, come una ferita infetta, di quello
esistente.

L’asfalto porta con sé, si sa, anche il malcostume del
malaffare. Qualcuno ricorda che, ai tempi di Tangentopoli, alcune
aziende riparavano le strade apposta con bitumi scadenti, al fine
di farsi sovvenzionare più frequenti lavori di manutenzione
stradale.

La pece, il bitume pecioso, è la sostanza in cui sono
immersi i dannati nell’inferno. Vediamo immediatamente di cosa sono
fatti davvero.

I bitumi sono costituiti da miscele di idrocarburi e di altri
composti organici complessi ad elevato peso molecolare: sono di
colore bruno-nerastro, sono solidi e rammolliscono per effetto del
calore fino a fondere (sono cioè termoplastici); sono assai
infiammabili, hanno un aspetto resinoso talvolta lucido talvolta
opaco. Sono anche chiamati “pece minerale”. I bitumi artificiali
coprono ormai il 90% della produzione complessiva, si ottengono da
petroli detti asfaltici, cioè contenenti elevate
quantità di idrocarburi ad elevato grado di
polimerizzazione e con numerosi legami insaturi. Il bitume
artificiale si può anche ottenere dagli oli lubrificanti
(prodotto della distillazione sotto vuoto del petrolio).

L’asfalto rappresenta la frazione più pesante
dei grezzi petroliferi, ed è costituito da due tipi di
composti, asfalteni e carbeni, che vengono isolati dalle altre
frazioni più pregiate del petrolio, per distillazione sotto
vuoto spinto o per precipitazione con solvente, detta
deasfaltazione. I vari bitumi industriali sono a base di
asfalto.

Una striscia, sempre più lunga, di idrocarburi e residui
di petrolio, che si spande su tutto il nostro… Belpaese.

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