L’eco condominio europeo

Portogallo, Francia, Danimarca e Italia saranno le prime nazioni ad avere una casa comune europea ecologica.

L’Unione Europea con il progetto “Sustainable housing in Europe”
(She) prevede la realizzazione di 746 alloggi sostenibili, di cui
336 in Italia. Nella Penisola sono stati progettati 80 appartamenti
ecologici a Teramo, 70 a Treviso, 40 a Brescia, 16 a Bologna e 130
a Pesaro, mentre sono già in fase di costruzione a
Senigallia 5 palazzi eco di 4 piani, suddivisi in 60
appartamenti.

In Italia il progetto She è affidato a Federabitazione che,
con la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura,
ha lanciato una Rete nazionale di cooperative per l’abitazione
ecosostenibile e un marchio di qualità “La Casa
Ecologica”.
Lo strumento della cooperativa serve a contenere le spese al minimo
indispensabile, ad evitare passaggi e intermediazioni di mercato
che fanno salire il costo dell’edificio.

Ridurre al minimo le superfici esterne, orientare correttamente gli
edifici, considerare l’ambiente esterno come parte integrante della
casa sono tutti accorgimenti che non comportano costi aggiuntivi,
ma solamente una attenzione diversa da quella usuale. Altri
elementi che portano a una migliore qualità progettuale e
realizzativa, come l’utilizzo di specifici materiali, si traducono
invece in un inevitabile incremento dei costi di costruzione
compresi tra il 7 e il 15%. Ma anche a fronte di eventuali maggiori
costi è possibile ipotizzare una serie di risparmi o
vantaggi legati alla ecogestione degli edifici e alla
possibilità di accedere a incentivi pubblici. Senza contare
che il risparmio sulle bollette consentirà comunque di
ammortizzare qualsiasi spesa aggiuntiva nel giro di 5-10 anni al
massimo.

Inoltre, la casa ecologica, risponde alle recenti indicazioni della
direttiva europea sul risparmio energetico in edilizia. Si tratta
del provvedimento varato nel dicembre dello scorso anno che si
colloca nel complesso delle misure e degli interventi necessari per
conformarsi al protocollo di Kyoto.
L’energia impiegata nel settore residenziale e terziario, composto
per la maggior parte di edifici, rappresenta oltre il 40% del
consumo finale di energia della Comunità. Essendo questo un
settore in espansione, i suoi consumi di energia e quindi le sue
emissioni di biossido di carbonio sono destinati ad aumentare.
L’obiettivo del nuovo provvedimento pertanto è quello di
promuovere il miglioramento del rendimento energetico delle
abitazioni della Ue. Poiché gli edifici influiscono sul
consumo energetico a lungo termine, le nuove costruzioni dovrebbero
essere assoggettate a prescrizioni minime di rendimento energetico
stabilite in funzione delle locali condizioni climatiche.

La direttiva prevede anche l’introduzione di un attestato di
certificazione energetica che dovrà essere messo a
disposizione del proprietario o del futuro acquirente o locatario
in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio, e
la cui validità sarà di dieci anni al massimo.

 

Tomaso Scotti

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