L’enigma di Gaia

In una conferenza tre giovani colgono telepaticamente un disperato grido di aiuto. E’ la Terra che chiama! Questo il tema di un romanzo d’avventure in cui l’ecopsicologia diventa messaggio concreto e potente.

Parte da tre amici quattordicenni l’incalzante catena di eventi
che porterà un gruppo di ragazzi di una casa famiglia, una
hacker idealista, uno psicologo dalle idee originali e i mitici
Invisibili nel cuore dell’Amazzonia per
contrastare uno scempio ambientale perpetrato di nascosto
dall’opinione pubblica mondiale.

I giovani – e meno giovani – lettori appassionati di fantasy
hanno già conosciuto la banda degli Invisibili in tre altri
romanzi (Gli invisibili e il segreto di Misty Bay; Gli
invisibili e la strega di Dark Falls; Gli invisibili e il castello
di Doom Rock
). Tre amici che dall’età di dieci anni
condividono le piccole avventure che l’adolescente vive dentro di
sé in una fase delicata della sua vita e le grandi avventure
in cui il gruppo si trova grazie ai poteri telepatici della
brillante Crystal, del pacioccone Douglas e del geniale Peter.

Giovanni del Ponte è il giovane autore di questa saga
italiana “alla Harry Potter”, si potrebbe dire, che sta
conquistando il pubblico di casa nostra. Ma se i tre primi romanzi
potevano non balzare subito all’occhio negli scaffali sempre
più nutriti di questo genere letterario, Enigma di
Gaia
ne emerge prepotentemente con un messaggio coinvolgente e
quanto mai attuale.

L’enigma di Gaia racconta della problematica
ambientale
vista con gli occhi degli adolescenti di
oggi, quelli che erediteranno il mondo o quello che ne
rimarrà se le contromisure non sapranno essere abbastanza
incisive. Ha il linguaggio giusto per coinvolgere e motivare i
ragazzi d’oggi, presentando situazione e problemi, mostrando le
forze in gioco, sensibilizzando su problematiche anche di tipo
sociale e psicologico per le quali gli adolescenti hanno una
spiccata sensibilità, valorizzando le potenzialità
dei sistemi informatici sui quali i ragazzi sono specialisti.

L’azione è rocambolesca e riesce a conciliare
l’attenzione alla problematiche interiori di ragazzi emarginati –
non a caso il campo in cui lavora Giovanna, la compagna dell’autore
-, intrighi politici, sostegno alle popolazioni native,
valorizzazione di personalità eccentriche capaci di
dedicarsi interamente alla protezione della natura e persino una
sfumata love
story
.

Un gruppo di adolescenti bianchi si trova così mano
nella mano a una tribù di indios U’wa, con una cascata sacra
da proteggere dietro di sé e ruspe pronte a tutto
davanti.
Questa volta la storia finisce bene. Ma il problema è reale,
il problema è attuale. Non è quindi solo una storia a
lieto fine, questa, è una denuncia e, soprattutto, un invito
ai giovani ad aprire gli occhi e il cuore… all’amore per la
Terra
.

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