L’era dell’organizzazione

La capacità di organizzare è l’arte del futuro, un’arte che verrà sempre più sviluppata e favorita nella misura in cui la multimedialità diventerà di uso comune.

Molte sono le qualità umane che opportunamente sviluppate
possono contribuire a trasformare un futuro carico di incertezze in
una prospettiva di reale progresso ed evoluzione. Se solo le
persone si ponessero di più il problema di come rendersi
utili, invece che rinchiudersi in un oasi fatte di piccoli
privilegi, o annientarsi nelle fitte maglie delle preoccupazione
sterile, ci sarebbero molte più energie a disposizione per
costruire un mondo
più funzionale
, più giusto, più
bello.

Discorsi da idealista? Forse. Ma se essere idealisti vuol dire
cominciare a piantare con la forza del pensiero e della speranza un
immagine di realtà più attraente, perché non
diventiamo tutti idealisti allora? Ogni nuova realizzazione nasce
prima come idea, ed è da qui che trae la forza e
l’ispirazione necessaria per poi trasformarsi in azione, in
realtà.

L’idea è come un seme. Se trova il terreno adatto
germoglia e sacrifica la sua impalpabilità per farsi
materia, se non trova le condizioni per aprirsi e crescere rimane
intatta anche per anni, per secoli, come i semi, come quei semi
trovati nelle piramidi, che si sono rivelati, a distanza di
millenni, ancora capaci di germogliare.

Molte sono le qualità
umane
che hanno aiutato innumerevoli sogni a
realizzarsi, ma una più di altre è importante in
questa particolare contingenza di fine millennio, in questa fase di
transizione da un mondo vecchio a un mondo nuovo, da una
società ancora basata su concezioni stagionate di secoli,
eppure già proiettata nel futuro, in quello che solo pochi
anni fa avremmo definito fantascienza. Quando la terra trema sotto
i piedi, quando i punti saldi che hanno retto la società, la
scienza e la cultura per secoli vengono messi in gioco, quando la
realtà incombe con una velocità maggiore del pensiero
che può prevederla, c’è solo una qualità che
può aiutare a non farsi sopraffare dagli eventi:
l’organizzazione.

L’arte dell’organizzare è la chiave per la gestione del
presente, di un presente con qualche chance di trasformarsi in
futuro, un presente capace di interrogarsi su ciò che sta
succedendo e di prepararsi di conseguenza. L’organizzazione
è la capacità di coordinare elementi diversi
affinché insieme essi riescano a raggiungere un determinato
obiettivo.

E’ la qualità del direttore d’orchestra, che fa confluire
armoniosamente il suono di strumenti musicali diversi; del manager,
che coordina
potenzialità umane e risorse
; del
caporedattore, che assembla i contributi di molteplici
collaboratori per creare un prodotto omogeneo e coerente; del tour
operatori, che prende contatti con realtà diverse in luoghi
lontani, sincronizzando alla perfezione arrivi e partenze; del
provider di internet che ospita l’accesso alla rete di
comunicazione più fitta ed innovativa del nostro secolo;
dell’insegnante che distribuisce la materia da insegnare nel giusto
numero di interventi; della casalinga, che nel fare la spesa tiene
presente il numero delle persone alle quali preparerà i
pasti.

Gli esempi potrebbero ancora continuare, alcuni sono recenti,
altri sono antichi come il mondo. Ma se una volta, per avere
successo, bisognava saper comandare, oggi invece bisogna saper
organizzare, bisogna saper coordinare tra loro saperi diversi e
informazioni diverse, per poter elaborare
strategie
sempre appropriate a una realtà in
continua evoluzione.

L’interdisciplinarietà è la grande
novità…

L’interdisciplinarietà è la grande novità del
terzo millennio. Dopo un’era di sapere enciclopedico, analitico,
che ha sviscerato vita morte e miracoli di ogni campo del sapere,
arriva l’era della
sintesi
, che mette in correlazione i diversi campi del
sapere e riesce così a cogliere qualcosa che prima sfuggiva
all’analisi: l’insieme. Così l’ecologia studia i diversi
aspetti dell’ambiente, per meglio comprendere l’equilibrio di ogni
ecosistema; la medicina olistica mette in relazione tra loro
sintomi fisici, stato emotivo, mentalità e grado di
soddisfazione nella vita per comprendere a fondo le cause di una
malattia; le nuove strategie di intervento sul disagio psichico
prevedono equipe di psicologi, sociologi e musicoterapeuti; la
ricerca di mercato si avvale di consulenze incrociate di diversi
operatori di settore; lo staff di uno studio di bioarchitettura
prevede la presenza di geologi, architetti e ingegneri; e anche qui
gli esempi potrebbero continuare.

Se vogliamo fare un salto di qualità, che è non solo
necessario, ma addirittura indispensabile a questo stadio dello
sviluppo tecnologico e sociale, dobbiamo sviluppare in noi quelle
qualità che faranno di noi dei perfetti organizzatori.
Dobbiamo sviluppare l’attenzione prima di tutto. Attenzione a
ciò che succede, a ciò che cambia, ai bisogni e alle
necessità
reali
. La chiarezza. Chiarezza di obiettivi, e
determinazione, nel perseguirli. La capacità di sintesi, di
cogliere la realtà – l’azienda, il paziente, il progetto –
nel suo insieme. E la capacità di analisi, per scomporre
l’obiettivo in diversi spicchi, da affidare a persone o committenti
diversi, ad ognuno in base alle sue competenze o talenti. Dobbiamo
esercitare il discernimento, per non farci influenzare da fattori
estranei nella decisione della strategia, fattori di tipo emotivo
soggettivo, o condizionamenti esterni non prioritari. E coltivare
la flessibilità e la creatività, per far fronte alle
emergenze, per superare gli imprevisti, per collaborare con
l’inevitabile. Dobbiamo saper delegare, perché
l’organizzatore è il perno di un complesso meccanismo che ha
bisogno di qualcuno sempre all’erta per vigilare ogni fase del
processo, non può disperdere tempo ed energie facendo
ciò che altri possono fare, come se il regista di mettesse
ad andare a cercare l’aspirina per la primadonna col mal di testa,
abbandonando il set.

La capacità di organizzare è l’arte del futuro,
un’arte che verrà sempre più sviluppata e favorita nella
misura in cui la multimedialità diventerà di uso
comune, fornendo un ottimo esercizio per lo sviluppo contemporaneo
delle attività dei due emisferi del cervello: la dimensione
logica e quella analogica. Sintetizzando le doti necessarie al buon
organizzatore possiamo infatti dire che è qualcuno che sa
usare in perfetta sincronia l’emisfero sinistro e quello destro, la
mente e l’intuizione.

Marcella Danon

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