L’etica

I nostri giudizi morali si sono creati nell’arco di millenni e tramandati di padre in figlio, ma possiamo imparare a valutare ogni situazione con occhi nuovi, attivando le parti del cervello che coinvolgono il ragionamento e il dialogo.

In filosofia, quando si parla di etica e di pensiero morale, i
riferimenti sono ancora due: Emmanuel Kant, che vede nella ragione
lo strumento per giungere alle verità morali e che antepone
ciò che è giusto a ciò che è utile; e
John Stuart Mill, che inaugura il concetto di utilitarismo e, al
contrario di Kant, antepone ciò che è utile a
ciò che è giusto. Su questo tema si pronuncia anche
Hume, con la sua tesi che le persone considerano giusto un
comportamento non per motivi razionali, ma perché li fa
sentire buoni.

Joshua Green, è un filosofo contemporaneo che sin dai
suoi studi scolastici, non si è mai sentito soddisfatto da
nessuna di queste posizioni. Oggi segue da vicino le ricerche del
dipartimento di neuropsicologia della Priceton University per
studiare e comprendere i rapporti tra i meccanismi dell’anatomia
cerebrale la morale dell’uomo.

Con l’ausilio di uno scanner per la risonanza magnetica
nucleare, Green, è riuscito ad analizzare l’attività
del cervello durante il compimento di difficili scelte di ordine
morale, arrivando alla conclusione che le emozioni hanno un ruolo
fondamentale nella formulazione dei giudizi morali, perché
provocano reazioni istintive, frutto di milioni d’anni di
evoluzione.

Questa conclusione sembra confermata dagli studi dei primatologi
che hanno scoperto che gli istinti morali hanno radici profonde e
che le scimmie sono dotate di senso di equità. A due scimmie
chiuse in gabbie vicine viene proposto un compito da svolgere, dopo
il quale ricevono un premio. Dopo diversi episodi in cui una
riceveva dell’uva – premio più ghiotto – e l’altra un
cetriolo, la seconda ha cominciato a protestare. In uno zoo in cui
il guardiano distribuiva il cibo solo quando erano tutte riunite
nella gabbia centrale, alcune scimmie si erano attardate, facendo
attendere così il pranzo a tutto il gruppo. Al loro arrivo i
ritardatari sono stati attaccati dalle altre. Il senso di rabbia e
di sdegno verso il loro comportamento egoista ha cementato il
gruppo.

Secondo Green, è questo il meccanismo attraverso il quale
i codici morali si sono creati e trasmessi di generazione in
generazione, trasformandosi in circuiti neuronali ben precisi ed
ereditari. Dietro molti giudizi morali, quindi, vi sono solo
emozioni istintive, ed è questa la causa di tante
diversità nel modo di pensare e di agire, che avendo origine
tanto antica rendono difficile la comprensione e l’accettazione
reciproca, tra gruppi etnici, religiosi e culturali differenti.

Quando però la scelta da prendere non è inclusa
nel bagaglio delle informazioni ricevute geneticamente, è
un’altra la parte del cervello che viene attivata ed è il
ragionamento che prende il sopravvento.

Possono anche crearsi delle situazioni di conflitto tra la
spinta emotiva e quella razionale e allora è ancora un’altra
l’area del cervello che si attiva – nota come corteccia del
cingolato anteriore (Acc) – per cercare una mediazione tra le
parti.

Un esempio? Se si mostra a qualcuno, chiedendogli di leggerla,
una lista dei nomi dei colori non scritti però nel colore
corrispondente, per esempio, la parola “verde” scritta a lettere
gialle, questi avrà una frazione di secondo di incertezza,
durate il quale il cervello lo avvisa che c’è un problema da
risolvere, disinserisce il “pilota automatico” e valuta con maggior
attenzione lo specifico caso che ha davanti.

Questa scoperta è fondamentale, ribadisce Green, e
può essere la chiave per risolvere antichi conflitti
mondiali. Esercitando qusta capacità di non agire in modo
automatico, ma di valutare con gli occhi del presenta la
situazione, si può imparare ad accettare che altri possano
avere diverse visioni del mondo e si creano i presupposti per un
dialogo e una comprensione reciproca con cui si potranno affrontare
differenze di valori morali costruitesi nell’arco di millenni.

“Quando capiamo come funziona il cervello – afferma il filosofo
– Impariamo anche a giudicare le idee degli altri con più
distacco. Non abbandoniamo i nostri valori di riferimento, ma
diventiamo più ragionevoli. Anziché dire: ‘Io ho
ragione e tu sei matto’, diremo semplicemente: ‘Abbiamo opinioni
diverse’.


S.R.

Bibliografia: “Giusto o sbagliato”, di Carl Zimmer.
Internazionale del 23 aprile 2004

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