Ogm

L’Europa promuove il trattato di Cartagena sugli Ogm

L’Europa ha dato l’OK alla ratifica del trattato che stabilisce le regole e le precauzioni ecologiche sul commercio transnazionale degli Ogm.

Ogm

Ora il trattato è più vicino all’entrata in
vigore: l’Europa (15 Paesi) aderisce in blocco al Cartagena
Protocol, che era stato firmato nel 1999 con l’intenzione di
proteggere l’ambiente dai possibili rischi della diffusione
incontrollata di Ogm nell’ambiente. Per entrare in vigore
dovrà essere firmato da almeno 50 dei 110 stati firmatari: e
al Segretariato del trattato pensano che ciò potrebbe
avvenire ai primi del prossimo anno.

“È un esempio della volontà di trovare ‘soluzioni
multilaterali’ per i problemi globali” ha dichiarato il Commissario
europeo all’Ambiente Margot Wallstrom. Il protocollo di
biosicurezza di Cartagena, stilato nella città colombiana
nel 1999, vuole stabilire regole sulla tracciatura degli Ogm quando
vengono trasportati da un paese all’altro.

Uno dei tratti salienti del testo è che gli esportatori
devono ottenere un permesso da parte del Paese importatore prima di
far partire i loro carichi di Ogm (semi, pesci vivi) destinati a
essere diffusi nell’ambiente. E che le informazioni da far
pervenire allo Stato ricevitore dovranno essere precise e
attendibili. La Wallstrom è convinta che questa nuova norma
assicurerà una scelta ragionata e consapevole e
aiuterà quindi soprattutto i paesi in via di sviluppo, ai
quali spesso mancano le risorse per valutare i rischi delle
biotecnologie.

“Gli accordi sono necessari, finora siamo vissuti in un clima di
anarchia, di confusione, niente regole” ci ha detto Luca Colombo,
responsabile di Greenpeace per le campagne sugli Ogm. “È un
passo avanti, definire regole basate sul principio di precauzione e
di informazione.
Che poi il patto di Cartagena sia vincolante ed efficace, vedremo:
il rischio che si smantelli la norma esiste”.

Per esempio, prosegue Colombo, “c’è un problema tecnico: non
disponiamo ancora di strumenti scientifici abbastanza raffinati per
rintracciare con certezza le piante Ogm nell’ambiente. C’è
un problema politico: gli USA rimangono fuori, non partecipano al
trattato. Se negli accordi multilaterali il Paese che ha il peso
maggiore nel mondo si tira fuori (da Kyoto a Cartagena), il
problema globale si affronta sempre con strumenti parziali.
C’è infine un problema regolamentare: a Montreal, già
nel 2000, il Codex Alimentarius (la commissione che decide gli
standard alimentari internazionali) dietro le pressioni USA
è giunto a una interpretazione più morbida e
conciliante delle norme tracciate a Cartagena”.

La “patata bollente” ripassa in mano ai singoli Stati, ora, che
dovranno – uno per uno – ratificare il Trattato nei parlamenti. In
quello italiano bisognerà procedere… “festina lente”.
Qualche tempo fa s’era aperta sì una corsia preferenziale.
Però era… in senso opposto: c’è stato il tentativo
di introdurre un emendamento sulla Legge Comunitaria che avrebbe
permesso la coltivazione delle viti transgeniche. Invece “dobbiamo
fare in modo che si apra una corsia preferenziale che porti
rapidamente ad approvare il trattato di Cartagena, vigilando che
non si aprano altri varchi” conclude Colombo. Nel frattempo,
Greenpeace distribuisce nei supermercati una piccola guida al
consumo anti-Ogm, consultabile anche sul sito www.greenpeace.it.

Stefano
Carnazzi

Articoli correlati