L’illogica Utopia del Signor G

Il Signor G raccontato attraverso centinaia di fotografie, manoscritti, interviste, testi, monologhi e documenti anche inediti. Definitivo.

A quasi otto anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber esce una
biografia che possiamo sostanzialmente ritenere definitiva. Certo
ci sarà sempre spazio per ulteriori considerazioni e
contestualizzazioni del personaggio, ma per quel che riguarda la
disponibilità del materiale relativo a ciò che ha
pubblicamente detto e fatto, sarà difficile aggiungere
qualcosa.

A raccogliere questa gran mole di materiale ci ha pensato Guido
Harari con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber e una
serie di personaggi esterni che hanno fornito vecchie fotografie,
ricordi e idee varie. Harari, fotografo e critico musicale, non
è nuovo a operazioni del genere, basta infatti pensare a
quel che ha realizzato a proposito di De André, Fernanda
Pivano e Mia Martini per meritare il giusto credito e la fiducia
necessaria a svolgere un’operazione del genere.

La scelta editoriale è quella di raccontare Giorgio
attraverso più di 400 fotografie, manoscritti, interviste,
testi di canzoni, monologhi dei suoi spettacoli e documenti in
molti casi inediti. Un ventaglio di informazioni che giunge preciso
e traccia un ritratto del personaggio perfettamente aderente a quel
che è stato e rimane nella memoria collettiva del suo
pubblico. Gli scrigni della Fondazione vengono in molti casi
aperti: riemergono affetti famigliari testimoniati da lettere e
dediche, immagini giovanili che riportano a una società
ancora incerta se credere al boom economico o al mantenimento dei
vecchi adagi che invitano a non fidarsi mai troppo delle apparenze,
alle diffidenze del padre nei confronti di una professione come il
cantante, ai primissimi successi che lo vedono però con i
piedi ben piantati per terra.

Gaber è di quella generazione che crede nella fiducia
guadagnata sul campo, che preferisce non montarsi la testa e
proseguire poco per volta maturando esperienza e
professionalità. Secondo sua stessa ammissione voleva fare
fin da subito il cantante come scelta definitiva e non per il tempo
di una meteora.

Se si seguono le vicende artistiche di Gaber, e il libro ne
permette un’ottima sintesi, si può notare il progressivo
aumento dell’impegno sociale e della sua attenzione a non
vincolarsi a riferimenti ideologici troppo rigidi, la sua fiducia
nel libero pensiero e nell’autonomia di scelta come motore portante
della cultura. «Se manca il pensiero» dirà Gaber
«tutto si degrada inesorabilmente, addirittura in modo
irreversibile». In questo libro c’è tutto, compresi
quei sodalizi che l’hanno visto durante gli esordi lavorare con
Maria Monti e Jannacci e poi con Luporini: momenti significativi e
spesso divertenti sottolineati da rare interviste e materiale di
prima mano. E poi ci sono le fotografie che da sole in molti casi
sarebbero sufficienti a raccontare interi periodi della sua vita:
l’eleganza, la modestia e le sue smorfie che hanno accompagnato un
lungo periodo della nostra vita.

Roberto Caselli

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