L’olio? Siamo fritti

L’Ue e i suoi “pasticciacci” legislativi in campo alimentare: aggiorniamoci sull’olio.

La vicenda dell’olio d’oliva si sta trasformando in un tormentone
senza fine e problematico da riassumere. Proviamoci. L’Unione
europea, dopo accesissime discussioni, ha rimesso mano alla sua
etichettatura. I nuovi provvedimenti si trovano nel Regolamento n.
1019/2002 e saranno operativi a partire da due date distinte:
1° novembre 2002 e 1° novembre 2003.

Veniamo al 2002. A frantoi e contadini è interdetta la
vendita di oli sfusi direttamente al consumatore, ma saranno tenuti
a preimballarlo in contenitori da 5 litri, con la nuova etichetta,
e con un dispositivo di chiusura senza più integrità
appena aperto. Il dispositivo intende evitare frodi e miscelazioni,
affermano all’Ue, ma nella pratica assesterà un duro colpo
ai piccoli produttori.

Torniamo all’etichetta: l’indicazione di provenienza resta
facoltativa, dunque se non compare alcun riferimento si tratta
quasi certamente di olio estero miscelato a quello italiano che
però non arriva al 75% della miscela; se la percentuale di
olio italiano tocca quota 75% si potrà indicare la
percentuale prevalente di olio italiano purché quello
restante venga da un Paese della Ce; la dicituria “olio
extravergine italiano” è consentita solo se l’olio è
spremuto al 100% da olive italiane macinate in un frantoio sempre
di casa nostra; non si potrà indicare l’esatta zona di
provenienza (Lazio, Umbria, ecc.) perché possono fregiarsene
solo DOP e IGP. Per tutti gli altri l’indicazione riguarda
esclusivamente lo Stato di provenienza o genericamente la
Comunità europea.

2003. La denominazione di olio extravergine d’oliva sarà
accompagnata da: “olio d’oliva di categoria superiore ottenuto
direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti
meccanici”. Poi, ci sono altre diciture facoltative: “prima
spremitura a freddo”, riservata agli extravergini realizzati a una
temperatura sotto i 27 °C e dalla prima spremitura meccanica
della pasta di olive, mediante un sistema di estrazione
tradizionale con presse idrauliche. L’olio costerà di
più perché di migliore qualità; “estratto a
freddo” che però non indica olio solo di “prima spremitura”,
meno di qualità del precedente.

Non sarà permesso di indicare esclusivamente
l’acidità, ma anche altri parametri perossidi, tenore di
cere, ecc), mentre per il consumatore sarebbe stato assai
più interessante il riferimento al contenuto di polifenoli e
caroteni al momento dell’imbottigliamento, visto che si tratta di
sostanze salva salute e che ritardano l’invecchiamento
dell’olio.

Sempre tornando all’acidità la Ue con il Regolamento n.
1513/2001 ne ha abbassato il livello dall’1% allo 0,8%
nell’extravergine, sempre a partire dal 1° novembre 2003.

Ma la novità più strabiliante, una novità che
cozza con la regolamentazione italiana, è che sarà
consentita la commercializzazione di olio di oliva miscelato con
quello di semi. Da noi per questa operazione è prevista la
galera. Come riconoscerlo? Comparirà la dizione “miscela di
oli vegetali e di olio di oliva”, accompagnata dalla percentuale di
olio di oliva.

Massimo Ilari

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