L’ora di Corano a scuola?

Gli evangelici italiani dicono no, come dicono no per l’insegnamento del cristianesimo. L’associazione evangelica promuove invece un insegnamento aconfessionale di storia delle religioni.

Ci sono in Italia dei credenti cristiani – anche se non cattolici –
che ritengono la scuola (come lo Stato, del resto) debba essere
laica per davvero, e che la fede religiosa vada certo testimoniata
e insegnata nelle famiglie e nelle chiese ma non insegnata
confessionalmente (e resa oggetto di valutazione), nella scuola
pubblica. Di qualunque tipo e provenienza confessionale sia questa
fede.
Riportiamo qualche opinione tratta da un comunicato stampa della
chiesa valdese di Milano:

Gianni Long (presidente FCEI, federazione delle chiese
evangeliche in Italia):
Le chiese evangeliche hanno sempre
espresso la convinzione che l’educazione religiosa è
competenza delle famiglie e delle comunità di fede.
Ciò è ribadito anche nelle Intese con le cinque
chiese evangeliche (e in quella con l’Unione delle comunità
ebraiche). Siamo quindi contrari all’insegnamento confessionale
nelle scuole pubbliche: quello cattolico oggi ed eventualmente
altri domani. Al contrario, riteniamo utile un insegnamento
aconfessionale di storia delle religioni. Esiste un progetto in
merito dell'”Associazione 31 Ottobre per una scuola laica e
pluralista”, associazione che fa capo alla FCEI; e anche il
Consiglio d’Europa si è espresso per un insegnamento del
genere, come mezzo di dialogo e per sviluppare una vera
cittadinanza europea.

Maria Bonafede (Moderatora della Tavola Valdese, chiese
valdesi e metodiste):
Sono sempre stata convinta che
l’insegnamento della dottrina in vista della fede sia prerogativa
delle diverse fedi e religioni e che a scuola non dovrebbe esistere
nessun insegnamento confessionale. Credo però che lo Stato
avrebbe dovuto prevedere ad introdurre da tempo, sia nella
formazione degli insegnanti, sia nella programmazione delle materie
curricolari, elementi di conoscenza critica e di valorizzazione
delle diverse religioni nella formazione culturale
dell’umanità. Non credo che moltiplicare ore di insegnamento
confessionale aiuti la convivenza e lo scambio culturale ed umano
di cui il nostro paese ha bisogno. Indubbiamente la richiesta della
Consulta islamica mette in evidenza quanto l’insegnamento della
religione cattolica (IRC) sia un privilegio concordatario ed un
problema da risolvere.

Holger Milkau (decano delle chiese luterane): Il
cristianesimo – come ogni religione – esige l’insegnamento delle
proprie radici per far crescere la conoscenza e la consapevolezza
del credo personale. Le società moderne richiedono un chiaro
orizzonte per evidenziare la pluralità delle religioni e dei
valori etici e spirituali che esprimono. Una caratteristica del
luteranesimo è da sempre quella di un prudente
accompagnamento della formazione religiosa. Per eseguire questo
compito la scuola pubblica sembrerebbe una piattaforma ideale, se
non contraddicesse all’esigenza fondamentale della laicità.
I protestanti in Italia hanno trovato dei modi di formazione al di
fuori delle scuole pubbliche.

Salvatore Rapisarda (vicepresidente dell’UCEBI, chiese
battiste):
La religione non si insegna, si testimonia.
Ribadiamo che il luogo di tale testimonianza è la famiglia,
la comunità religiosa di appartenenza, la vita quotidiana.
Ridurre la religione a materia scolastica, con insegnanti pagati
dallo Stato e difficoltà di collocazione nell’orario
scolastico, spesso a danno di quanti non se ne avvalgono, appare
come una negazione del valore spirituale della religione. Non
abbiamo dubbi sulla sincerità della proposta del cardinal
Martino, ma non la condividiamo perché parte da una
posizione di privilegio e, probabilmente, è volta a
giustificare la condizione di vantaggio di cui già gode la
chiesa cattolica. Ancor di più non sono condivisibili le
posizioni di quanti si sono dichiarati contrari alla proposta
Martino accampando criteri di reciprocità nei paesi islamici
o in difesa del privilegio della religione cattolica in Italia. La
religione è un fatto di coscienza, dunque è un fatto
privato.

Simona Meneghini
Ufficio stampa volontario
della chiesa valdese di Milano

Articoli correlati