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Con il termine “identit

Nella società contemporanea, fatta di ruoli e modelli spesso
confusi ed in costante mutamento, diventa importante porre
attenzione alla costruzione di una “dimensione dell’essere” in
sintonia con le proprie esigenze e lo “spazio” in cui ci troviamo
immersi.

Rispetto al passato (Cartesio, Kant, Husserl) in cui
l’identità era intesa come qualcosa di unitario e
immodificabile, oggi si tende a concepire l’identità come un
progetto esistenziale e in continua trasformazione (Nietzche,
Heidegger, Sartre).

In questa prospettiva, l’identità si caratterizza come una
dimensione complessa e multiforme soggetta a costanti
ristrutturazioni sulla base delle scelte e dei ruoli assunti
dall’individuo costantemente impegnato nello sforzo di realizzare
una continuità nel cambiamento.

Nel corso della vita può capitare di perdere
un’identità (ad esempio cambiando lavoro) e di acquisirne
un’altra, di sentirsi imprigionati in un’identità imposta,
di desiderare quella di un’altra persona, di averne molte e di
giocare con esse.

Le diverse identità che ci connotano (individuale, di
genere, familiare, di gruppo, etnica, religiosa, professionale…)
ci permettono, quindi, di essere allo stesso tempo uno e molti e di
distinguerci dall’Altro attraverso un complesso lavoro che inizia
dai primissimi anni di vita e continua durante l’intera esistenza
seguendo percorsi ed esiti diversi a seconda dei contesti, delle
opportunità e delle caratteristiche individuali.

Nello “scenario della possibilità” la mancanza di
riferimenti e regole precise può confondere e spaventare, si
tratta dunque di accettare o meno sfide importanti: quella di “non
perdersi” e contemporaneamente quella di “non cristallizzarsi” in
una rete di ruoli, aspettative, pregiudizi e relazioni
inautentici…A noi la scelta.

Gabriela
Manzella

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