Silvia Avallone. La bellezza

La finalista al premio Strega 2010 e vincitrice dell’Opera Prima Campiello con il romanzo “Acciaio” si racconta. I sogni, la cura dell’ambiente, la cultura e la musica nelle parole di una giovane e promettente scrittrice italiana.


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Le situazioni di cui parli nel tuo libro “Acciaio” sono spesso un
pugno nello stomaco. Qual è per te il pugno nello stomaco
più forte oggi?

Be’, anche pensando ad Acciaio sicuramente le morti sul lavoro
che sono all’ordine del giorno e per me questo resta un problema
che dovrebbe essere affrontato con molta energia perché è
inconcepibile che nel 2011 in un sistema che si dichiara avanzato,
progressista possano accadere questi drammi.

 

Nel libro parli distruzione del bello, soprattutto per
i giovani. Cos’è per te il bello nel nostro mondo? E il
brutto?

La bellezza anche pensando alla giovane età di Anna e
Francesca, dei personaggi di “Acciaio” fa parte della loro
vitalità, della loro sete di futuro, di crescita, di diventare
un domani qualcosa, di avere un mestiere, una cultura, avere la
possibilità di crescere. Il brutto in questo momento in Italia
credo sia proprio questa impossibilità verso il futuro. I
giovani spesso ristagnano in un presente fatto di lavoretti di tre
mesi in tre mesi, spesso la scuola e l’università non riescono
a offrire loro una vera e propria possibilità per cui il
rischio è quello di cedere a sogni fasulli, sogni che non
portano a nulla come quelli della bellezza consumata come merce di
ragazze sventolate in televisione. Questa impossibilità di
diventare altro, di diventare adulti.

 

Silvia, qual è il valore da cui non
prescindi?

La verità. Per me le parole hanno valore nella misura in
cui si ancorano a una realtà, nella misura in cui cercano di
rivelarla e non di dissimularla. Al giorno d’oggi si sentono forse
troppe parole che cercano di nascondere, di modificare, però
la verità resta. Resta nei fatti e le parole devono essere al
servizio dei fatti.

 

Da dove parte per te la costruzione del futuro
migliore?

Per me, che ho fiducia nella parola, parte sicuramente dal
fatto che non tacciamo quello che non va. Penso ai problemi
più urgenti in Italia, penso anche alla violenza nelle
famiglie: se ne parla pochissimo è quasi un tabù. Come un
tabù rischia di essere la questione femminile. Partire dai
problemi, essere anche impopolari, avere il coraggio di dire che
non tutto va bene è un punto di partenza. Dopo di che
senz’altro penso che ci vorrebbe un po’più spazio per il
ricambio generazionale.

 

Un futuro migliore potrebbe partire anche dalla cura
dell’ambiente…

Senz’altro. Penso alla questione del nucleare. Negli ultimi
tempi abbiamo avuto una tragedia di ordine mondiale che ci ha fatto
fare i conti con un’impossibilità, a mio giudizio. Avere il
coraggio di investire in energie pulite è lungimirante. Se
continuiamo a fare scelte guardando soltanto a domani, pensando
semplicemente all’interesse bruto, materiale, non possiamo che
farci del male. Farlo a noi, quindi all’ambiente e soprattutto alle
generazione future.

 

Come ti prendi cura nella tua vita di tutti i giorni
dell’ambiente?

Faccio la raccolta differenziata, sto parecchio attenta
all’energia in particolar modo. Cerco di prendere più i mezzi
pubblici che l’automobile, sto attenta a usare la lavatrice la
sera, uso più energia elettrica nelle fasce orarie in cui
viene consumata meno. Sono magari piccoli accorgimenti, che se
diventano delle abitudini possono cambiare il nostro sguardo.

 

Ti riferisci anche ad abitudini alimentari con
l’alimentazione biologica?

Anche, sì! Questo l’ho scoperto da non molto. Diciamo che
sono sempre stata attenta, mi piace andare nei mercatini dove
arrivano i contadini, dove c’è una vendita diretta dal
produttore al consumatore. E’ più bello, diventa più
bello fare la spesa, diventa tutto meno frenetico rispetto a un
grande supermercato. C’è più attenzione a quello che
mangi e poi sai anche che molta filiera, carburante, viaggi vengono
risparmiati. E poi è anche un modo di vivere diverso, ti crea
più allegria, ti cambia la giornata!

 

Che valore ha per te la musica?

Grande perché spesso quando faccio le pulizie di casa e
nel frattempo penso la ascolto, mi immagino i personaggi, i
capitoli. La musica mi aiuta molto, è come se fosse la colonna
sonora del romanzo che sto scrivendo. Ma mentre scrivo ho bisogno
del silenzio assoluto!

 

C’è un genere che ti piace di più,
guilty pleasures compresi?

Devo dire che sono molto presa in giro perché mi piace
ascoltare musica dance. Quando ho scritto “Acciaio” ne ho ascoltata
moltissima, come “The rhyhtm is a dancer”, perché i miei
personaggi andavano in discoteca, erano giovani, avevano quel tipo
di approccio alla vita, tutto ritmo, tutta sete, fame di mordere il
presente. Poi ascolto anche molta musica italiana, mi piace molto
Tricarico, mi piace Vinicio Capossela. Vario molto con la musica,
non è come con i libri. Per i libri ho i tre autori che mi
ossessionano, invece con i cantanti sono meno fedele,
diciamo.

 

E quali sono gli autori a cui sei
fedele?

Dostoevskij, Truman Capote e Elsa Morante. “La storia” ha un
afflato grande verso il nostro paese, ha voluto raccontare una
grande tragedia storica e individuale. E’ un romanzo che osa
molto.

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