La canapa questa sconosciuta

E’ a partire dalla seconda metà del XIX secolo che la produzione della canapa negli USA comincia a declinare.

Essenzialmente a causa di un punto debole della produzione: la
separazione a mano della fibra dalla parte legnosa. Il costo di
preparazione della canapa incideva per due terzi sulla spesa totale
della coltivazione e preparazione del raccolto per il mercato.
Ma proprio mentre si studiano macchine per la decorticazione della
pianta si presentano sul mercato le fibre sintetiche, brevettate
dalla Compagnia Du Punt, le carte in cellulosa di legno della
Compagnia di Hearst, insieme alla diffusione dei prodotti
petrolchimici.
E così nel 1937 il Senato Americano approva una legge di
tassazione sulla coltivazione della canapa che, insieme ad azioni
di proibizionismo, ne porta il completo abbandono.

A partire dagli Stati Uniti per motivi economici e “morali” la
coltivazione della canapa è stata gradualmente abbandonata
in gran parte dei paesi, tranne alcuni che ne hanno continuato la
produzione: Francia, Cina, Corea alcuni paesi dell’Est.
In Italia la legge che ne proibisce la coltivazione risale al
1979.

La “morte” della canapa ha quindi origine da una precisa scelta
politica ed economica, facile da mettere in pratica, perché
è molto più facile tagliare alberi che coltivare
ettari di questo vegetale. La repressione alla sua coltivazione
è cominciata con la scusa della droga e di lì si
è espansa a macchia d’olio in tutto il mondo.

In Italia con l’avvento delle fibre artificiali e sintetiche le
nostre nonne furono ben felici di poter usare tessuti come il
“terital”, che si poteva lavare e asciugare senza stirare e nessuno
si accorse delle implicazioni legate alla diffusione di questi
tessuti in alternativa a quelli tradizionali di canapa.

La fibra di canapa prodotta in Italia, e in particolare quella
coltivata in provincia di Ferrara, era di migliore qualità
rispetto a quella prodotta in Russia. Basti pensare che nel 1928 a
Ferrara venivano coltivati a canapa 30.000 ettari di terreno.
Quando, negli anni ’50, è stata smessa la coltivazione della
canapa, anche le sementi furono abbandonate e oggi non è
possibile seminare le cultivar italiane di allora.
La ripresa della coltivazione della canapa in Italia è
abbastanza complessa: è necessario cercare sul mercato le
sementi idonee ai nostri terreni e con un basso contenuto di THC
(tetraidracannabinolo) e individuare le macchine per le diverse
operazioni di coltivazione e prima lavorazione della canapa.

I risultati ottenuti dopo 4 anni di sperimentazione sono
complessivamente soddisfacenti e l’obiettivo di dare avvio alla
filiera della canapa in Italia, a partire dalla provincia di
Ferrara, è ormai vicino.

LifeGate
In collaborazione con il dott. Claudio Botta
Presidente del Consorzio Canapa Italia

Articoli correlati